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REPORTAGE DA OSTIA
15 AGOSTO 2008
by Lollo e Contessa

 

Nota: questi reportage sono scritti “a quattro mani” nel senso letterale del termine. Ci siamo divisi equamente lettere dell’alfabeto e segni di punteggiatura e scriviamo picchiettando contemporaneamente sulla tastiera, quindi qualunque errore di battitura è colpa sua!

REPORTAGE OSTIA

(Ovvero: Questo vento agita anche… noi)

Nel mezzo del cammin di nostra v…acanza, ci recammo alla stazione Roma Termini a recuperare una bufala smarrita (o almeno si sarebbe sicuramente smarrita se non le avessimo chiarito in tempo che “Roma Ost.” non vuol dire “Ostia” come credeva, ma “Ostiense”). Usciti dalla stazione (giusta) ci troviamo davanti una triplice visione che ci fa subito entrare in clima da concerto:

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Giunti a destinazione (come al solito con un certo anticipo rispetto anche ai tecnici che montano il  palco), ci lasciamo convincere dalla Bufala scatenata ad andare in spiaggia nonostante la bufera imminente. Prima, però, era necessario indossare il costume: la soluzione ideale ci è sembrata quella di cambiarci in macchina sotto le finestre di un felice ed interessatissimo autoctono che ha assistito entusiasta all’operazione, poi ripetuta altre due volte nel corso della serata. Alla fine aveva anche chiamato gli amici (e ringraziato la Madonna perché, nonostante la presenza di Lollo mezzo nudo, il resto dello spettacolo meritava eccome!).
Dicevamo che le condizioni meteo apparivano avverse fin dal pomeriggio, per questo qualcuno ha trovato subito il modo di riscaldarsi:

 

 

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Ma una vera Contessa non si abbassa a tali proletari passatempi, e decide di dare lezioni di stile anche in spiaggia:

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Forse per colpa del vento, forse per colpa del freddo, forse per colpa dell’astinenza da concerti, all’improvviso ci sembra di sentire l’inizio del soundcheck: ci precipitiamo quindi sulla passeggiata così come siamo, trovando ovviamente il palco ancora vuoto e suscitando la perplessità degli astanti.

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Fortunatamente non bisogna aspettare molto, e il soundcheck inizia per davvero, anche se a causa del forte vento verrà sospeso dopo pochi minuti (con buona pace dei capelli di Fabrizio).

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Qui inizia il dramma: i tecnici smontano lo schermo e abbassano le casse e la struttura delle luci, perché il vento ne mina seriamente la stabilità. Per un paio d’ore il concerto rischia addirittura di essere cancellato, mentre nuvole basse, nere e minacciose rubano la scena al tramonto ferragostano.

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Nel frattempo incontriamo Ruggeriani vecchi e nuovi: conosciamo Roby, giunto fin lì da Pavia, si uniscono Claryonne con fidanzato di Claryonne, Angelica con fidanzato di Angelica e amiche di Angelica, Caterina che fila veloce verso i 600 concerti, Monica che “città dopo città” sicuramente li ha passati da tempo, le loro folli amiche e altri che non riusciamo a salutare perché nel frattempo la folla inizia ad accalcarsi intorno al palco senza sapere che il concerto è ancora in forse.
Ci allontaniamo per procacciarci generi di sussistenza (cibo e soprattutto birra), e quando torniamo riusciamo a stento a recuperare la prima fila perché, con nostra grande gioia, il concerto sta finalmente iniziando.
E’ un concerto strano, questo, per diversi motivi.
Enrico viene interrotto due volte: la prima perché l’assessore allo spettacolo vuole consegnargli una targa e salutare il pubblico. Il pubblico risponde entusiasta al saluto sommergendolo di fischi, che in antico romanesco vogliono dire: “Queste cose si fanno prima!”
La seconda volta perché il programma della serata (forse stilato dallo stesso lungimirante assessore) prevede i fuochi artificiali assolutamente alle 23.30, così se li può godere anche la  band…

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Ma quello che rende il concerto in assoluto più particolare è la posizione delle luci e delle casse, che per i problemi di cui sopra vengono tenute ad altezza “Nano”, il quale durante il suo assolo utilizzerà addirittura come tamburo uno dei tralicci!

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Le luci così basse hanno donato al concerto un’atmosfera inedita e molto suggestiva, che ci ha scaldato dentro aiutandoci a sopportare il freddo fuori.

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Ma quello che ha reso il concerto davvero unico nel suo genere è stata la grande voglia di suonare e darsi al pubblico dimostrata da Enrico e tutta la band.
Nonostante le condizioni avverse, le interruzioni, la struttura del palco ridotta all’osso e la drastica riduzione della scaletta, abbiamo visto uno spettacolo carico di energia e carisma, coinvolgente e come al solito di altissimo livello.
Solo i grandi artisti sono in grado di dare così tanto, di far divertire, emozionare e non deludere mai.
Gli usuali ringraziamenti ai tecnici da parte di Enrico questa volta erano particolarmente sentiti e meritati, proprio per l’immane sforzo a cui sono stati chiamati per garantire la buona riuscita del concerto.
Grazie Enrico, grazie Luigi, Marco, Fabrizio, Paolo e Billa, e complimenti davvero.
Mentre la band lasciava a fatica il luogo del concerto tra due ali di folla acclamante, alcuni di noi si rifocillavano in pizzeria in compagnia di Nico Bonso, un altro grande eroe della serata.

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