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REPORTAGE DA GAVIGNANO
16 AGOSTO 2008
by Lollo e Contessa

 

Nota: questi reportage sono scritti “a quattro mani” nel senso letterale del termine. Ci siamo divisi equamente lettere dell’alfabeto e segni di punteggiatura e scriviamo picchiettando contemporaneamente sulla tastiera, quindi qualunque errore di battitura è colpa sua!

REPORTAGE GAVIGNANO

(Ovvero: Vivo da Re… Magio)

Dopo una notte passata cercando un rifugio poco più accogliente di una grotta in compagnia della piccola e minuta Bufala, ci mettemmo in viaggio verso Gavignano. Ma proprio come fossimo nel cammino di Santiago de Compostela, avemmo una nuova visione collettiva.

Questa volta, il delirio ci portò addirittura a sostituirci a Lui.

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Ed Egli disse a noi: “Stolti, quest’apparizione è di ieri… proseguite Sulla Strada e mi troverete ancora”. Rinfrancati nel cuore e nello spirito, proseguimmo fino ad imbatterci in un pellegrino che come noi era giunto per altre vie nel medesimo luogo, quasi a confermare gli immortali versetti “Stasera le strade del cuore convergono tutte sul palco”.
Qui Egli si rivelò nuovamente e capimmo così che Roby il Pavese apparteneva alla nostra stessa mandr… ehm, gente.

 

 

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Iniziammo dunque a pascolare tra le Verdi Colline, certi che Egli non avrebbe tardato a manifestarsi… fuori dai manifesti.

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E così fu. All’immagine si unirono i suoni, ai suoni si unì la voce, la voce proferì Verbo, il Verbo ci indicò la retta Vie en Rouge.    

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Furono sufficienti pochi brani per far sì che ricevessimo alfine la luce.

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Le prove dell’apparizione andarono talmente bene che iniziammo subito un’ansiosa veglia in attesa dell’apparizione definitiva, che si sarebbe verificata di lì a poco.

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La nostra profonda e intensa fede fece sì che, durante la funzione, si verificassero due eventi miracolosi:
la popolazione locale, che in un primo tempo seguiva il concerto lontana dal palco accomodata sulle seggiole poste alle spalle del mixer, dopo alcune canzoni migrò in massa fin sotto le transenne, senza che nemmeno gli venisse ordinato di alzarsi e camminare;
dopo che avemmo superato la barriera che separa i semplici mortali dai suonatori alati (comunemente chiamata transenna), il più giovane dei Suoi emissari scese - letteralmente - tra noi, con tanto di chitarra, e continuò a suonare circondato dal nostro coro osannante.
E quando, un attimo prima dell’apocalisse, tacque anche l’ultima nota, lo vedemmo assumere una posa mistica e ci parve di sentirlo rivolgersi ai fedeli con la seguente formula: “la messa è finita, andate in pace… e quando volete tornate a trovarci”.

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