Accorgersi che ne vale SEMPRE la pena di tagliare lezioni,
saltare una notte di sonno, rimanere in stato vegetativo per le 24 ore successive alla
trasferta tenendo conversazioni nelle quali emetti solo monosillabi.
Andare a prendere Lollo al lavoro rischiando di essere inghiottiti, auto compresa, dalle
sabbie mobili; vedere la sua nuova dimora per farci offrire un pasto caldo e sentirci dire
"ma la cucina mi arriva domani!" e poi, poco fuori Milano, risalire in auto e
capire improvvisamente i versi "Partono da qui tutte le macchine che stanno andando
via, incontro alla città".
Entrare a teatro ed accorgersi che conosci praticamente tutti.
Ricordarsi, nel caso ce ne fosse bisogno, il perché si è fan di Enrico.
Ammettere che non c'è volta che Lui ci lasci insoddisfatti, perché ogni concerto è
diverso dagli altri (e questo del Teatro blu è stato molto, molto diverso!).
Ritrovarsi a cantare canzoni che credevi non avresti mai sentito dal vivo.
Stritolare con la mano un pacchetto di fazzolettini di carta, perché certe struggenti
canzoni ti fanno scoppiare qualcosa dentro che se non lo esterni con qualche piccolo gesto
rischi di implodere.
Notare che Enrico ha cantato in spagnolo, inglese, tedesco e francese, esibendosi in Lili
Marlen, La poesia ed Have yourself a merry little Christmas.
Darsi della scema perché non si riesce ad arginare l'emozione in certe canzoni come non
finirà, non piango più, notte di stelle, prima del temporale, quante vite avrei voluto.
Emettere un paio di ultrasuoni dopo le prime note de L'orizzonte (di una donna sola) e
Giorni randagi.
Rientrare come per magia nell'atmosfera natalizia, diventando un poco malinconica sulle
note del Natale dei ricordi; ma riprendersi immediatamente canticchiando C'era una volta
Natale, Certe donne ed alcuni duetti meravigliosi, primo fra tutti Nessuno Tocchi Caino.
Assaporare tutte le sfumature delle impensabili interpretazioni della serata, come L'uomo
del faro, Non è Francesca, Canzone per te o brani dei tempi del liceo (e qui arriva
Muzio).
Cantare a squarcia gola Pernod dimenandosi sulla seggiola ed abbandonarla, quella
seggiola, nei pezzichesapetevoi, quelli che chissenefregasesiamoateatro: basta un'occhiata
con gli amici attorno che WOOOM, si scatta (di un metro, il teatroblu è proprio corto)
sotto al palco, pericolosamente poco rialzato da terra.
Ballare e cantare a 0,2 mm da Lui.
Avere la Cri vicino quando, sul finale di Contessa, siamo rimasti qualche secondo al buio.
Chiacchierare con Enrico dopo il concerto e sentirsi dire "no, a teatro no: il nuovo
disco è da suonare nei club" ed assumere l'aria più ebete del tuo repertorio
sognando già di essere in primavera.
Proseguire la nottata in birreria con gli amici di sempre, scattare un milione di foto
sceme e tornare a casa che è mattina.
Ci sono cose che nella vita si possono comprare, per tutto il resto...c'è Enrico!
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