Perchè Sanremo è Sanremo!
Solo a Sanremo ti capita di chiedere informazioni per raggiungere un luogo (vedi Piazza
Colombo, sede del concerto) e sentirti rispondere meccanicamente "L'Artiston è in
fondo alla via, sulla destra".
Solo a Sanremo ti capita di firmare autografi per strada, col Nano che spiega al
passante-a-caccia-di-Vips: 'certo che la ragazza è dei nostri, è la corista!" E io
seria che depongo la firma. Risultato: sul foglietto di carta ci sono, in ordine, le
seguenti firme: Enrico Ruggeri - Luigi Schiavone- Marco Orsi - Anna Alciati.
Solo a Sanremo ti capita di incontrare Enrico per strada che ti saluta tra la folla e
congeda con un "ci vediamo dopo!" e notare che due signore stanno smanettando
freneticamente con la loro digitale perché c'è "Quello di Tozziemmorandi" (Ma
dove sono finiti?).
Solo a Sanremo ti capita di entrare al ristorante dopo l'una e fare una rigenerante
scorpacciata di pesce affianco ad Enrico ed Elio, farsi fotografare tra Palermo e Faso,
chiacchierare con Frankie HI- NRG.
Ma soprattutto è solo ai concerti di Enrico che stramazzi sin dalle prove, perchè tu sei
lì che chiacchieri del più e del meno e Lui attacca Fantasmi di città, così, senza
preavviso!, e continua a raffica con Non finirà e L'orizzonte senza neanche aspettare che
ti finisca la sistole.
Solo ai concerti di Enrico fai per ore il koala abbarbicato al tronco-transenna, lasciando
la ferrea presa solamente per rifocillarti con fugassa e buta 'd vin.
Solo i concerti di Enrico sono rock. Tutti gli altri sono lenti. Per valutare l'impatto
del concerto sull'ambiente si pensi a Luchino Visconti: La terra trema. Ad un certo punto
avverti pure la sensazione che le barche nel porto si stiano rovesciando dalle onde del
Rrrock, e che dell'Ariston non sia rimasto che un rudere.
Quella Chitarra e Quel Basso, magistralmente resi vivi da Luigi e Fabrizio, ci hanno fatto
sognare: è dalla tournèe estiva del 2006 che, a parer mio, la band non era così
affiatata: ogni musicista ha finalmente ritrovato il suo ruolo, non ci sono più scambi
alle tastiere fra il Billa e Fabrizio; è tutto più equilibrato, il suono non potrebbe
essere migliore.
Si inizia con Notte di stelle. Di conseguenza penso di non sopravvivere per due ore.
Infatti la mia fine è imminente, con Poco più di niente e Fantasmi di città, ancora una
volta lì per me, un dono divino, sopravvissute ai cambiamenti di scaletta. Sono potenza e
rock allo stato puro.
Dopo Polvere e La signora del tempo che vola io, la Cri e Danilo sembriamo usciti da una
lavatrice dopo la centrifuga.
Enrico è scattante, carico come una molla, la sua voce è impeccabile mentre recita ad un
passo da te le canzoni della TUA vita, quelle che senza le quali saresti diverso,
sicuramente meno sensibile.
Una carrellata di ricordi ti travolge, sono gli applausi a ricondurti alla realtà: sei ad
un concerto, e non nel parco giochi con la sabbia, non nella hall di un albergo, non
percorri un'autostrada dissestata né stai correndo verso casa con un senso di paura.
Ti confondi, dopo ti riprendi, ma solo per poco: non c'è tempo di pensare, solo vivere e
poi... rien ne va plus, sussurrata; e ancora parole sull'Amore che, calde e dolci, si
susseguono in non piango più, non finirà (GRAZIEEEEEE!!!!) ti avrò, prima del
temporale, i dubbi dell'amore ...Niente medley, le emozioni sono in versione integrale.
E ancora La vie en rouge, Quante vite.., I can't help falling in love: mille stati d'animo
convivono in te, ti perdi senza volerlo in strani ragionamenti sulla vita che vuoi e
quella che invece avrai, constatando come ogni gesto ed ogni azione hanno peso su di noi.
Entri così nelle canzoni, le vivi, diventi protagonista: la gente che hai attorno non la
vedi più, guardi il cielo su di te e prendi il volo. Respiri il profumo del mare, chiudi
gli occhi e canti. E piangi, se ti va. E sorridi, lasciando giocare il tuo cuore con la
musica, la poesia e tutta la vita che c'è nelle canzoni di Enrico.
Anche i brani che in scaletta non mancano mai, come Peter Pan, Mistero e Contessa, mi
hanno lasciato senza fiato: sono più cattive, vestite di più rock. Quel 'MORIREMO
CRESCENDO!' gridato con rabbia e consapevolezza mi rimbomba ancora dentro.
Fantasmagorica, lunghissima, tirata al massimo, adrenalinica The Jean Genie!
Non so dire quanta gente ci fosse in piazza, né se quelli dietro di noi si sono divertiti
o sono stati dei fossili per le due ore abbondanti del Rock Show.
Rubrica dei saluti: un abbraccio alla Cri che ancora una volta mi è stata vicina nel
delirio, a Giacomo e Raffa di Monza, e naturalmente a Caterina&Co.
GRAZIE, Enrico, per quello che ci dai.
Ah, una riga sul ritorno a casa: Sanremo - Torino 7 ore e mezza. Nebbia, nebbia
fittissima. Non si vede assolutamente nulla: ripartiamo e ci fermiamo ogni mezz'ora,
dormicchiamo all'autogrill. Ma tanto è domenica mattina, non c'è fretta.
E ciascuno ricorda, e partecipa un po'
io stanotte un pensiero gli regalerò...
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