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REPORTAGE DAL CONCERTO
DI AUGUSTA DEL 24 MAGGIO 2007

BY FANTASISTA

 

Azzecco la strada senza alcuna difficoltà. Solo alle porte di Augusta ho un piccolo dubbio dovuto alla presenza di una rotatoria che, secondo me, a febbraio non c’era. L’altra faccia della Sicilia: dalle opere discusse per decine di anni e mai realizzate a quelle realizzate in un batter d’occhio. Mi addentro nell’augusta cittadina e, tra ricordi ed intuito, mi dirigo verso il centro. Quando chiamo Kattia sono già sul ponte che attraversa una panoramica porzione di mare, il Millennium Bridge dè noiantri, ovviamente pieno di auto in transito e parcheggiate. Chiedo a Kattia quale piazza devo raggiungere e lei mi riferisce che il concerto sarà ai giardini pubblici, sul cui lastricato avevamo passeggiato già a febbraio. Piuttosto che parcheggiare facile sul ponte, come consigliato da Paola, azzardo l’ingresso in centro e, ovviamente mi imbottiglio in cervellotiche chiusure di strade, sensi unici, aree pedonali, transenne sorvegliate da vigili ed ex colleghi dell’articolo 23 ora divenuti ausiliari del traffico. Ho comunque modo di scorgere per un attimo il palco e, nonostante siano passate da poco le 19.00, un’ansia da parcheggio mi solletica i pensieri. Tra bancarelle, zucchero filato e pentolame vario, non c’è un centimetro libero. Ma mentre mi dirigo quasi rassegnato verso la zona del porto con la prospettiva di collocare l’auto su una chiatta, mi ricordo di un commento di Lollo circa la bravura dei palermitani nel vedere un parcheggio dove gli altri vedono solo un passo carrabile, un cassonetto, una fermata del bus etc. In un baleno mi insinuo tra un catoio diroccato, una gradinata e un albero, dove forse nemmeno una Smart avrebbe osato. Spengo e scendo tra le proteste di Paola, cui per necessità avrò lasciato 7 cm per aprire la portiera, e una miriade di botti attentano ai miei timpani. Come se non bastasse, in un attimo mi ritrovo a saltellare goffamente per evitare che residui pirici di ogni genere e specie mi buchino la maglietta preferita. Riparo sotto un balcone tra le risate di Paola, rimasta in macchina. Finito il bombardamento, cerchiamo di risalire verso i giardini tra un’immensa nuvola di fumo e diabolici effluvi di zolfo. Ci soffermiamo davanti la bellissima chiesa di San Domenico, restaurata di fresco, bene e senza bizzarrie e scorgiamo l’icona del santo a cui per miracolo non ho sacrificato la mia maglietta. Mi incazzo e scappo via quando la banda attacca una marcia sinfonica, risvegliando in me il trombettista per la verità mai sopito e dopo un secondo il prete scampana di brutto, vanificando l’arte dei miei colleghi in un una cacofonia degna di Dirisio. Questo secondo episodio rende più profondo il solco pomeridiano tra me e la classe ecclesiastica locale, anche se purtroppo non sarà l’ultimo. Arriviamo sotto al palco dove mi accorgo di Kattia seduta su una panca. Quello dell’augusta ragazza seduta sarà un po’ il piacevole leit motiv della serata. Con mia somma sorpresa mi confessa di essersi portata appresso perfino un sedia, modello apri e chiudi da concerto, che rimarrà unica in tutta la piazza. Ora, per quelli che la conoscono, è già arduo immaginare Kattia seduta, ma ciò diviene impossibile ad un concerto di Enrico. Ma la augusta, da qualche mese, deve dividere per due le sue non certo esigue energie e per questo, affettuosamente, la assolviamo.
L’intervallo che ci separa dal check sound trascorre piacevole e veloce. Arrivano i nostri e cominciano le prove. Al gradito ciao di Enrico fa eco il mio “Milioni di km anche stavolta”, dove in km misuro l’affetto. Prova lui, prova Nico, regolazioni varie e siamo alla transenna. Si presenta puntualmente (ma chi poteva avere dubbi?) Enrico che ci saluta, firma autografi, sottolinea le variazioni cromatiche di qualche chioma. Poi a seguire tutti gli altri, autografi e foto. Piacevolissimo in particolare il bentornato a Fabrizio che non vedevo dal ’92, con cui ho una simpaticissima disquisizione sulla pettinatura che lui esibiva nel ‘91.
Si arricampano Rosaria e Giuseppe. Lei prende posto alla transenna, lui, scoppiettante sciorina una lunga serie di divertentissime battute fintamente anti ruggeriane, trovando il finto e incondizionato appoggio di Fabio.
Dopo un felino pasto, i nostri compaiono sul palco. Noi abbiamo avuto il tempo di fissare alla transenna un bellissimo striscione all’uopo preparato dalla padrona di casa. L’atmosfera è decisamente rock, gli arrangiamenti bellissimi. Mi permetto di rilevare che si sente l’assenza di Pino alle tastiere. Purtroppo al terzo brano viene bombardata una parte di Augusta abbastanza vicina al palco. Come se non bastasse si ode qualche nota della banda. Cose organizzate a cazzo di capretto. Che senso ha sovrapporre fuochi e processioni ad un concerto? Festa laica e festa religiosa? E’ così difficile organizzare le cose in maniera tale da consentire la partecipazione ad entrambi gli eventi? Io, nel 2004, nutrendo scarsissima fiducia verso il presule roccamenese, ottenni l’anticipazione della processione di 1 giorno adducendo scuse extraterrestri.
Il concerto fila via stupendo. Enrico esibisce una voce ed una grinta da trentenne. Si sente l’irruzione nella band di Fabrizio che renderebbe rock qualunque marcia funebre. Non mi convincono concettualmente i medley. Mi stupisce invece la bellissima “Ascolta l’infinito”. Ho una dedica per “Quante vite avrei voluto”. La faccio piangendo senza lacrime.
Scorgo una bellissima bambina che, oltre le transenne, beatamente seduta, canta praticamente tutte le canzoni ed ha una predilezione per “Polvere”, sulla quale Billa si esibisce in due acuti con la voce di Platinette quando gli stringono forte le palle. Kattia usa la sedia per un secondo ogni mezz’ora. Poi è la volta di Nico, con la sua giacca da controllore Amat. Il tripudio finale non impedisce ad Enrico di elargire le ultime dosi di saluti ed autografi. Arrivederci a presto, in Sicilia o Calabria.


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