![]() REPORTAGE DAL CONCERTO BY FANTASISTA
|
| Azzecco la strada senza alcuna difficoltà. Solo alle porte di Augusta ho
un piccolo dubbio dovuto alla presenza di una rotatoria che, secondo me, a febbraio non
cera. Laltra faccia della Sicilia: dalle opere discusse per decine di anni e
mai realizzate a quelle realizzate in un batter docchio. Mi addentro
nellaugusta cittadina e, tra ricordi ed intuito, mi dirigo verso il centro. Quando
chiamo Kattia sono già sul ponte che attraversa una panoramica porzione di mare, il
Millennium Bridge dè noiantri, ovviamente pieno di auto in transito e parcheggiate.
Chiedo a Kattia quale piazza devo raggiungere e lei mi riferisce che il concerto sarà ai
giardini pubblici, sul cui lastricato avevamo passeggiato già a febbraio. Piuttosto che
parcheggiare facile sul ponte, come consigliato da Paola, azzardo lingresso in
centro e, ovviamente mi imbottiglio in cervellotiche chiusure di strade, sensi unici, aree
pedonali, transenne sorvegliate da vigili ed ex colleghi dellarticolo 23 ora
divenuti ausiliari del traffico. Ho comunque modo di scorgere per un attimo il palco e,
nonostante siano passate da poco le 19.00, unansia da parcheggio mi solletica i
pensieri. Tra bancarelle, zucchero filato e pentolame vario, non cè un centimetro
libero. Ma mentre mi dirigo quasi rassegnato verso la zona del porto con la prospettiva di
collocare lauto su una chiatta, mi ricordo di un commento di Lollo circa la bravura
dei palermitani nel vedere un parcheggio dove gli altri vedono solo un passo carrabile, un
cassonetto, una fermata del bus etc. In un baleno mi insinuo tra un catoio diroccato, una
gradinata e un albero, dove forse nemmeno una Smart avrebbe osato. Spengo e scendo tra le
proteste di Paola, cui per necessità avrò lasciato 7 cm per aprire la portiera, e una
miriade di botti attentano ai miei timpani. Come se non bastasse, in un attimo mi ritrovo
a saltellare goffamente per evitare che residui pirici di ogni genere e specie mi buchino
la maglietta preferita. Riparo sotto un balcone tra le risate di Paola, rimasta in
macchina. Finito il bombardamento, cerchiamo di risalire verso i giardini tra
unimmensa nuvola di fumo e diabolici effluvi di zolfo. Ci soffermiamo davanti la
bellissima chiesa di San Domenico, restaurata di fresco, bene e senza bizzarrie e
scorgiamo licona del santo a cui per miracolo non ho sacrificato la mia maglietta.
Mi incazzo e scappo via quando la banda attacca una marcia sinfonica, risvegliando in me
il trombettista per la verità mai sopito e dopo un secondo il prete scampana di brutto,
vanificando larte dei miei colleghi in un una cacofonia degna di Dirisio. Questo
secondo episodio rende più profondo il solco pomeridiano tra me e la classe ecclesiastica
locale, anche se purtroppo non sarà lultimo. Arriviamo sotto al palco dove mi
accorgo di Kattia seduta su una panca. Quello dellaugusta ragazza seduta sarà un
po il piacevole leit motiv della serata. Con mia somma sorpresa mi confessa di
essersi portata appresso perfino un sedia, modello apri e chiudi da concerto, che rimarrà
unica in tutta la piazza. Ora, per quelli che la conoscono, è già arduo immaginare
Kattia seduta, ma ciò diviene impossibile ad un concerto di Enrico. Ma la augusta, da
qualche mese, deve dividere per due le sue non certo esigue energie e per questo,
affettuosamente, la assolviamo. Lintervallo che ci separa dal check sound trascorre piacevole e veloce. Arrivano i nostri e cominciano le prove. Al gradito ciao di Enrico fa eco il mio Milioni di km anche stavolta, dove in km misuro laffetto. Prova lui, prova Nico, regolazioni varie e siamo alla transenna. Si presenta puntualmente (ma chi poteva avere dubbi?) Enrico che ci saluta, firma autografi, sottolinea le variazioni cromatiche di qualche chioma. Poi a seguire tutti gli altri, autografi e foto. Piacevolissimo in particolare il bentornato a Fabrizio che non vedevo dal 92, con cui ho una simpaticissima disquisizione sulla pettinatura che lui esibiva nel 91. Si arricampano Rosaria e Giuseppe. Lei prende posto alla transenna, lui, scoppiettante sciorina una lunga serie di divertentissime battute fintamente anti ruggeriane, trovando il finto e incondizionato appoggio di Fabio. Dopo un felino pasto, i nostri compaiono sul palco. Noi abbiamo avuto il tempo di fissare alla transenna un bellissimo striscione alluopo preparato dalla padrona di casa. Latmosfera è decisamente rock, gli arrangiamenti bellissimi. Mi permetto di rilevare che si sente lassenza di Pino alle tastiere. Purtroppo al terzo brano viene bombardata una parte di Augusta abbastanza vicina al palco. Come se non bastasse si ode qualche nota della banda. Cose organizzate a cazzo di capretto. Che senso ha sovrapporre fuochi e processioni ad un concerto? Festa laica e festa religiosa? E così difficile organizzare le cose in maniera tale da consentire la partecipazione ad entrambi gli eventi? Io, nel 2004, nutrendo scarsissima fiducia verso il presule roccamenese, ottenni lanticipazione della processione di 1 giorno adducendo scuse extraterrestri. Il concerto fila via stupendo. Enrico esibisce una voce ed una grinta da trentenne. Si sente lirruzione nella band di Fabrizio che renderebbe rock qualunque marcia funebre. Non mi convincono concettualmente i medley. Mi stupisce invece la bellissima Ascolta linfinito. Ho una dedica per Quante vite avrei voluto. La faccio piangendo senza lacrime. Scorgo una bellissima bambina che, oltre le transenne, beatamente seduta, canta praticamente tutte le canzoni ed ha una predilezione per Polvere, sulla quale Billa si esibisce in due acuti con la voce di Platinette quando gli stringono forte le palle. Kattia usa la sedia per un secondo ogni mezzora. Poi è la volta di Nico, con la sua giacca da controllore Amat. Il tripudio finale non impedisce ad Enrico di elargire le ultime dosi di saluti ed autografi. Arrivederci a presto, in Sicilia o Calabria. |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||