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CONCERTO A SOCCORSO

(by il fantasista)

 

 

Come quasi sempre succede quando uno pianifica con la mente una tranquilla partenza, la realtà sovverte l’ordine immaginato. Partenza da Palermo nel primo pomeriggio, immissione in autostrada, uno sguardo alla strumentazione di bordo e il dettaglio che ti frega: c’è poca benzina, ma conto di far rifornimento alla prima stazione di servizio, quella di Caracoli, approfittando della sosta per un corroborante caffè. Secondo dettaglio: pur avendo messo in preventivo fantasticando un gruppo di tuareg a bordo di mandria mista di cammelli e lama che bloccano l’autostrada (dopotutto la Sicilia è in fase di desertificazione), non ho pensato ad una quanto più  prosaica quanto ingiustificata coda subito prima di Villabate (km percorsi 7). Pensi ad un tamponamento a catena, un incidente. Poi scopri che la coda misteriosamente svanisce così come si è formata, senza un perché. Solo che nel frattempo, a causa del frequentissimo utilizzo del cambio e delle marce basse, la spia della benzina della  mia assetatissima Delta, mi strizza l’occhio, prima saltuariamente, poi sbarrandolo come Totò Schillaci ai mondiali del 90. Senza contare il ritardo sulla tabella di marcia, 45 minuti circa. Usciamo a Bagheria e, durante il rifornimento chiedo al venditore di oro nero la via più breve per riprendere l’autostrada, direzione Messina. “Prenda di la, seconda a destra, poi di nuovo a destra”. Così sia, solo che dopo l’ultima destra mi trovo al classico bivio: Scelgo il cuore e non la ragione: vado a destra e mi ritrovo sulla rampa dell’autostrada. L’evviva che sto per urlare si infrange contro la tabella “Palermo”. Impossibilitato ad invertire la marcia e a volare, faccio il tragitto a ritroso fino a Villabate al ritmo di 5 santioni ogni 10 metri, con Paola che cerca in tutti i modi di farmi calmare. Nonostante ciò, allo svincolo credo di aver esaurito l’elenco del 2 novembre. Il pauroso ritardo certamente non mi consentirà di assistere alle prove.

E non finisce qui. Mi illudo che una volta a Milazzo, sarà uno scherzo raggiungere Soccorso. Piissima illusione. Vago per un’altra buona mezz’ora, chiedendo informazioni ed inseguendo cartelli che ora indicano una direzione, ora l’opposta. La Sicilia manderebbe in tilt il più sofisticato dei navigatori satellitari.

Finalmente qualcuno mi consiglia di seguire i cartelli che indicano il ristorante “La pergola” e, così facendo, mi avvicino notevolmente all’obiettivo. Un’ultima, borbonica mulattiera e mi si para davanti un vigile. Non si va oltre, occorre parcheggiare e scarpinare. Individuiamo il palco con irrisoria facilità, ovviamente le prove sono finite. Azz. A presidiare il palco Stefania, la scooterista di Scilla. So che a breve arriveranno Kattia e Fabio, ci chiediamo di Rosaria e mentre ce lo chiediamo lei si materializza con la discrezione che la contraddistingue alle nostre spalle.

Non è potuta venire in Calabria perché era di turno al lavoro. La mia ammirazione per lei è totale.

Arrivano Kattia e Fabio, nonché un mito del forum che non avevo mai incontrato: Erika. La piazza, in leggero declivio, si riempie in fretta. Cerchiamo di guadagnare la transenna, nella calca qualcuno cerca sconsideratamente di piazzare delle sedie. Viene dissuaso e si accontenta dei margini. Una tipa agorafobica cerca invano un punto meno affollato. Scambiamo due parole, mi chiede da dove arriviamo e alla risposta da Palermo scatta: “E siete venuti per il concerto?” “Si. Ma abbiamo fatto di peggio. Siamo stati in Calabria per altri due concerti:” Dallo sguardo che mi fa temo che intenda chiamare la neuro. Comunque mi cede il suo posto e di questo le sono grato.  Una colonna di persone, seguita da una anziano,  autodichiaratasi facente parte del “complesso” si fa largo e va oltre le transenne. Chiedo di quale complesso facciano parte e Kattia, geniale, mi risponde ad alta voce “Del complesso di Edipo”. Fatto sta che i complessati si accomodano indisturbati oltre le transenne, mentre l’anziano si piazza davanti a noi. Sembra il matto della preghiera. U zù Nofriu (lo chiameremo così). Abbronzatura da contadino, camicia con le maniche corte (ma la stoffa mancante è ampiamente compensata da una rigogliosa peluria), mi fa subito un’immensa tenerezza.  Ma non ne vuol sapere di spostarsi in zone più sicure e si oppone con un fermo “Basta così” ad ogni tentativo di retrocederlo. Intanto la piazza è stracolma e rumorosa. Il concerto inizia in un caldo afoso, contrariamente alle previsioni del Billa che aveva raccomandato ad Enrico e Band “Copritevi perché a Soccorso farà molto freddo”. Il concerto è il più bello dei tre cui ho assistito riguardo alla partecipazione e al calore del pubblico. Sono ovviamente abituato a veder cantare i volti noti delle prime file, ma stavolta molti visi sconosciuti cinguettano canzoni e poesie. Anche gli applausi a scena aperta sono corali, provengono non solo dalle prime file, ma dalla retroguardia, dal centro della calca, dalle vie laterali, dai balconi, dallo zù Nofriu, che sorride felice e non canta solo perché non ricorda i testi. Anche la signora agorafobica si scioglie al cospetto di tanto entusiasmo, ma non le ricedo il posto. Spunta uno striscione valtellinese per il Billa, che si esalta. Altre scritte inneggiano all’Animale e al Rrouge. Lorenzo è rientrato ed è in piena forma. La Band si è allontanata da un secondo che l’urlo “Fuori fuori” diviene assordante. Al rientro di Enrico e Band scavalchiamo compostamente le transenne per il contatto finale con Enrico (qualcuno, con una manina galeotta, cerca di prendere “contatto” alla lettera, ma rimarrà ignota N.D.A.). E’ autentica apoteosi, Enrico ci regala “Vivo da re” un istante dopo che Erika mi fa “Cominciamo a chiedere “Vivo da re?”. E io che non ho mai creduto alla telepatia! In più c’è anche “Si può dare di più”. Poi “Contessa”, le strette di mano, i saluti di Enrico ai suoi amici della transenna, quelli che macinano chilometri e, in qualche circostanza, santioni. Gli chiedo di autografarmi C.M&C., ma Kattia (sgrunt) non ha con se il pennarello bianco su cui facevo affidamento. Enrico a gesti rinvia a dopo l’autografo. Non sarà possibile, perché nei pressi del camper c’è un vero e proprio assedio. Gente che dal finestrino porge carta e penna per gli autografi. Una calca paurosa. Ne approfittiamo per qualche foto di gruppo. Ci fermiamo con Nico e Pino. Esce Enrico. A fatica riesce a raggiungere l’auto con Luigi alla guida. Applausi incredibili, come se il concerto non fosse finito. Come se la poesia non avesse fine. E forse è proprio così. Questa passione non ammette intervalli né pause. Arrivederci caro amico Enrico e mitici della Band. A presto. Purché non si parli di calcio!

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acrobata

 

e dalle macchine per noi

 

concerto

 

energia

 

energia band

 

enrico  

 

enrico

 

enrico  

 

enrico

 

enrico  

 

enrico

 

enrico  

 

enrico

 

enrico  

 

enrico

 

enrico  

 

enrico VIII

 

enrico billa show  

 

enrico billa show 1

 

enrico billa luigi show  

 

enrico luigi

 

le dita de dios  

 

lorenzo show

 

nico  

 

nico kattia pino

 

nico salvo pino  

 

omaggio al billa

 

gente  

 

uuuummmh

 

tripudio