| Poco più di due ore di macchina, quasi altrettante sotto il sole cocente
per riuscire ad imbarcarci (sono tendenzialmente contro la costruzione del ponte, ma che
ci vuole a rafforzare il servizio traghetti sotto ferragosto?), e mi ritrovo in. . . continente. Mentre mi inerpico sulla RC-SA noto malinconicamente la mia Isola allontanarsi
allorizzonte fino a svanire. Abbastanza agevolmente arriviamo allo svincolo per
Bagnara, ove si trova lagriturismo prediletto dai Fans del Rrouge. Dopo un lauto
pranzo, inizio a pensare a Rizzìconi. Consulto la cartina. Non sembra distante. Ma mi
assale ugualmente la tipica tensione pre-concerto, che mi induce i pensieri più stupidi
(Se foro una ruota? Se si rompe il motore? Se un gregge mi blocca sullautostrada? Se
mi telefona Moggi?) e che riesco a sedare solamente arrivando con largo anticipo sotto il
palco. Sfidando le prevedibili ire della Fanta Girl, che
intenderebbe riposare, propongo di partire nel primo pomeriggio. Arrivati a Rizzìconi (mi raccomando laccento sulla
seconda i, se no Susy si incazza), in preda ad una crisi di ovvietà chiedo della piazza,
ritenendola il posto architettonicamente più idoneo per un concerto, ma un rizziconese (o
rizziconiano o rizziconoto), mi informa che il concerto non sarà in piazza e che per
raggiungere il palco devo invece seguire dei cartelli indicatori (dei semplici fogli
formato A4) con su scritto concerto Ruggeri. Seguendo questa segnaletica
tecnologicamente innovativa arrivo in prossimità
di un grande spiazzo. Parcheggio e miei
movimenti accelerano automaticamente. Quasi mi metto a correre. Mi ritrovo in uno spazio
indefinibile. Non organizzato, semplicemente non costruito, risparmiato dalla
lottizzazione circostante, tutta un rifiorire di villette abusive. Su uno dei lati un
enorme e bruttissimo edificio. Da unaltra parte una ruspa accatasta sabbia e terra.
Mi sento malinconicamente a casa. Per fortuna in un altro angolo cè il palco. Sopra
di esso il motivo delle mie vacanze calabre e sotto un mucchio di amici mai visti prima,
ma da sempre nel mio cuore. Susy, il compagno Arturo, Marina e lo scoppiettante
Sebastiano, Simone-Mistic e Ylenia-Cristal. Enrico ci sorride. Posa dal palco per una
foto. Assistiamo alle prove con sottofondo ruspante. Saprò che terra e sabbia serviranno
per una improbabile gara di cross, uno di quei strani avvenimenti che gli amministratori
locali a corto di fondi si inventano per allietare lestate. Correndo il rischio che
qualche abitante del posto si ritrovi un enduro in salotto o sullo stenditoio. Si aspetta
il concerto, previsto per le 21.30. Sono le 21.30, la piazza
(la chiameremo così) è pressoché deserta. Solo noi rimaniamo alla transenna. Ore 22.00,
deserto. Temiamo che il posto inadatto causi un clamoroso fiasco. Ore 22.15 piazza quasi
deserta. Dalle 22.20 alle 22.30 unautentica ondata di rizziconiani (o oti o esi)
usciti dalle villette abusive, dallecomostro (è cosi che battezziamo lorrendo
edificio), dalle case a norma di piano regolatore, e da ogni forma di abitazione duratura
o precaria invade il sito accalcandosi fin
sotto il palco. Un breve saluto del sindaco
(che vivaddio definisce Enrico Artista di statura internazionale), introduce il concerto. Poi è solo musica. Più di
due ore due ore di emozioni difficili da descrivere. Bisogna solo viverle. Sulla scaletta
hanno già scritto ampiamente i miei compagni di avventura. Non posso però non dire che
Perduto amore mi ha toccato lanima. Quasi sussurrata, di
unintensità infinita. Concerto memorabile con pubblico notevolmente partecipe.
Solito finale show e siamo già proiettati a Scilla. La notte finisce al tavolo di una
bancarella dove quasi tutti i componenti la comitiva (io non sono masochista fino a questo
punto) gustano dei leggerissimi e delicatissimi panini con salsicce e peperonata
digeribili con lausilio dellidraulico liquido. Sul momento dubito che rivedrò
gli arditi a Scilla. |