L8 marzo cè un bel sole,
anche se tira un po si vento. Mi svincolo per quanto posso dei miei impegni in
ufficio perché con la testa non ci sono. Chiama Katia. E già a Palermo, piazza
Politeama. Le chiedo di dirigersi in direzione del porto, sapendo che dalla via adiacente
quella piazza si scorgono le navi alla fonda. Lei, considerato che la strada è in salita,
mi chiede: Vado verso lalto o verso il basso? Le faccio notare che anche
in una città unica, figlia di una terra unica, difficilmente il mare può trovarsi sopra
il livello della terra. Fatta questa considerazione di fisica, raggiungo lei e Fabio e
insieme (intendo con ragazza, fratello e un nugolo di colleghi), si va a pranzo. Noto che
Katia non è molto allegra. Evidentemente Fabio non ha ancora capitolato. Introduco con
cautela largomento concerto Canicattì, dicendo che dopo il grande
concerto della sera prima, la vittoria-qualificazione della Juve, mancherebbe una tessera
ad un mosaico perfetto. E poi Enrico non viene in Sicilia tutti i giorni. Risposta con
sorriso: Voi siete pazzi. Non viene tutti i giorni, ma due giorni di seguito,
si. Giudizio condiviso un po da tutti, compresa la mia girl che, come
aggravante, mi rimprovera il fatto che al concerto di Baglioni ( di cui lei è super fan e
verso cui io nutro stima, ) ho mostrato lentusiasmo di un tacchino vicino a Natale e
la mobilità di un matusalemme, mentre mi scateno ai concerti di Enrico.
Finisce tutto a risate. Fabio non può dire di no. Rimane ormai solo il problema
biglietti. I nostri li ha procurati Rosaria, la quale, saputa la notizia del concerto a
Canicattì, si è ricordata dellesistenza di una sua paziente di quella cittadina.
Do appuntamento a Katia nel tardo pomeriggio, ripromettendomi di contattare Rosaria per
aggiungere i due tagliandi mancanti. Durante la telefonata, Rosaria mi spiega il
tortuosissimo percorso che ha portato alla prenotazione dei biglietti. Infatti la sua
paziente si trova a Palermo per motivi di studio e ha dovuto incaricare i genitori per
lacquisto, ma mi rassicura sul fatto che ci sia ancora disponibilità. Quindi si
parte. Si viaggia tranquilli e prudenti. Canicattì è la tipica cittadina siciliana,
piena di buone architetture e di paradossi moderni. Chiediamo più volte
informazioni per raggiungere il teatro. Finché chiediamo ad una ragazza, che dal
finestrino della sua auto, ci da la dritta giusta. Infatti, avvalendoci delle sue
indicazioni raggiungiamo . . . . lospedale.
Li davanti mi sembra di scorgere unauto uguale a quella di Rosaria e Giuseppe.
Saprò dopo che era proprio la loro. Lappuntamento per il ritiro dei biglietti era
infatti allospedale.
Ritorniamo indietro e, quando si dice il destino, rincontriamo la stessa ragazza che,
riconoscendoci, realizza di avere dato una indicazione sbagliata. E molto graziosa
e, da siciliana vera, si offre di farci strada. Si addentra tra strettissimi vicoli di
età chiaramente araba e seguendola arriviamo infine al bel teatro Odeon, la cui
architettura si colloca negli anni 20-30. Katia e Fabio staccano i biglietti,
mentre nel frattempo sopraggiungono Rosaria, Giuseppe e Maria Pia. Contrariamente a quanto
successo a Palermo, la procedura di ingresso alla cavea è laboriosissima. Dobbiamo
consegnare i tagliandi con limmagine di Enrico per avere in cambio anonimi biglietti
da cinema. Per uscire nel foyer a prendere un caffè ci consegnano dei pass che vanno
restituiti. Quando si dice la burocrazia! Proprio nel foyer il tizio della biglietteria
nota la mia vistosa attrezzatura fotografica. Mi chiama, avvertendomi che in sala non
potrò usarla. Protesto, dicendo che appena la sera prima a Palermo non ho avuto alcun
problema e aggiungo che uso le foto solo per un reportage da inviare ad un sito di fans il
cui fine non è il lucro. Inoltre il teatro non è unarchitettura militare (Questa
non so da dove mi sia venuta) Se a Palermo ti hanno fatto scattare, sono problemi
loro. Qui non si può. Poi, stranamente, il tizio mi chiede: Sei stato al
concerto di ieri sera? Rispondo di si, considerato anche il fatto, comunque non
decisivo, visto che ho seguito i concerti di Enrico in tutta la Sicilia, che vivo a
Palermo. Aggiunge E sei venuto da Palermo solo per il concerto? Mi trattengo
dal rispondereVeramente no, anche per conoscere tua sorella, ma sono fuori
casa e non è il caso. Rispondo invece SIAMO venuti apposta io, la mia ragazza ed i
miei amici. La notizia sembra stravolgerlo. Comunque non potrai scattare foto
in sala, conclude. Per la serie le ultime parole famose! Per consolarmi della feral
novella decido per un caffè collettivo. Nel minuscolo bar incrociamo il Billa, che
salutiamo. Dopo aver esibito pass, analisi del sangue e del dna cerchiamo di raggiungere i
posti migliori, visto che i biglietti non sono numerati. Li troviamo quasi tutti occupati,
tranne la prima fila, riservata. Vista la pignoleria dei gestori immagino che in caso di
occupazione abusiva di tali posti, attaccheranno alle poltrone la corrente a 2000 volts!
Ripieghiamo sulla 4°-5° fila. Mi sfilo la giacca per occupare due posti quando noto una
signora dai capelli azzurro-verde-giallo sofferenza epatica, fare lo stesso. Mi guarda e
fa Siete arrivati adesso, noi . . . non le do il tempo di continuare. Mi sono
stancato delle strane usanze locali. Vado allattaccoAnche voi siete arrivati
adesso . Reggo il suo sguardo di sfida, ma mi scappa da ridere se le guardo i
capelli. Infatti alla fine rido. Interviene Paola, ne nasce una simpatica discussione. La
signora conclude: Mi siete simpatici, vi cedo i posti. Le mie colleghe si
arrangeranno E ci intratteniamo in una piacevolissima conversazione. Veniamo a
sapere che quellinsieme di simpaticissimi svitati e svitate è il corpo docenti di
una scuola fervida di molte, intelligenti iniziative, lI.T.C. Mazzini, di Campobello
di Licata. Se la loro didattica è pari alla loro simpatia, da quella scuola usciranno
presto gli eredi di Zichichi. Si parla di Enrico, mi presento come fan con 26 anni di
carriera. Si incuriosiscono, mi chiedono dei dischi, del Bivio. Nasce una bella amicizia.
Mi lasciano lindirizzo per linvio delle foto (di una di loro avrei gradito
anche il numero di telefonino, N.d.A.), mi ringraziano. Alla fine della serata si Enrico
avrà un nuovo gruppo di fans sfegatati.
Intanto il teatro si va sempre più riempiendo. Noto Luigi e Marco che entrano in sala e,
da grandi burloni, si siedono tra la gente. Li raggiungo e saluto. Marco mi fa Ormai
sei il nostro reporter ufficiale. Reporter con divieto di scatto, lo
correggo. Ne nasce tutta una discussione tra il serio e il faceto. Luigi mi dice che
la sera prima una tizia in prima fila ha videoregistrato tranquillamente lintero
concerto. Marco conclude Se ti fanno problemi, di che ti ho autorizzato io Il
teatro è strapieno. I prezzi popolari e la serata particolare hanno senza dubbio
contribuito. E poi siamo in provincia, lontani dagli ambienti radical-chic- snob di
Palermo. Il calore della gente è diverso, te lo senti addosso.
Coltiviamo il mio fermo proposito di conquistare la prima fila allabbassarsi delle
luci.
Anche stavolta loperazione riesce. Il concerto è magico come quello della sera
prima. Simile ma diverso. Le emozioni sono fresche, il pubblico calorosissimo. Enrico ci
riconosce e ci saluta già durante Il fantasista. Sorprendo la piccola Maria Pia a
muoversi a tempo sulla poltrona. Leducazione conta. E tenerissima.
Tra una canzone e laltra, scatto qualche foto, finchè non vedo materializzarsi,
parallelamente al muro laterale, il bigliettaio. Maldestramente cerco di nascondere la
fotocamera tra le gambe, ma la tracolla mi costringe ad abbassare la testa in maniera
innaturale. Il tizio avrà pensato che stessi valutando lentità dei miei attributi!
Travolto dal candore del nostro entusiasmo e dal nostro tifo da ultràs, avrà intuito che
le foto non servivano per un piano dattacco terroristico al teatro. Infatti, pur
scuotendo la testa, non dice nulla. Anzi, dopo qualche attimo, lo scorgo ad applaudire.
A fine concerto siamo tutti sotto il palco. Indescrivibile la situazione. Si canta, Enrico
ci invita a ballare sulle note di Contessa. Io, che come ballerino sono una colonna
dorica, mi ritrovo a ballare con movenze più o meno latino americane.
Il concerto finisce. Enrico e band dispensano saluti e baci. Ma qualcuno non si rassegna.
Un signore, proprio davanti a me, non più giovanissimo, né giovane (lui), ripete ad
oltranza Enrico, Il prestigiatore,. Enrico, Il prestigiatore E come in
trance. Batte le mani sul palco. Mi avvicino, gli sono alle spalle. Per farmi sentire, tra
la musica e gli applausi urlo E finito. Il concerto è finito, Il
prestigiatore a Milano. Si volta e ho quasi paura che il tono alto possa farlo
reagire male. Sorrido. Imprevedibilmente, il nonno sorride e mi abbraccia. Evidentemente
è laffetto tra fans con tre generazioni di differenza.
Aspettiamo che Enrico esca. Nonostante lora tarda si ferma per autografi e foto.
E completamente attorniato e temo che non ci scappi la foto. Quando mi sfila davanti
gioco lasso. Enrico, una foto per il club. Si ferma di botto ed eccoci
in posa. Poi invita Katia a Catania, trasmissione Insieme. Capisco che non mancherà
allappuntamento. Scorgo che di riflesso Fabio, teneramente si incazza di brutto
Lallegra combriccola di docenti circonda Enrico. Anche per loro la foto ricordo. Poi
siamo fuori dal teatro. Dopo i saluti di rito, saliamo in macchina, una delle prof. si
premura di accompagnarci allo svincolo, sulla via del ritorno. Mentre attendiamo la sua
auto, qualcuno suona il clacson e saluta con la mano. Riesco a focalizzare il soggetto: è
il bigliettaio. Poi, ovviamente Fabio azzecca la strada, Giuseppe più o meno, io la
sbaglio, e arranco per sperdute mulattiere, mi ritrovo fermo ad un bivio a ridere e ridere
con Paola. Finché, proprio quando avevo perso le speranze, dopo circa 30 km di scelte
sbagliate, ritrovo la via maestra, direzione Palermo.
Epilogo
Ci sono gusti e passioni premature, che cambiano crescendo. Ci sono scelte smentite dal
tempo che passa. La mia passione per la musica non ha mai avuto alti e bassi. Questa
passione mi ha fatto scegliere. Non lelettronica, non i campionatori, non i
mercenari che scrivono quando finiscono i soldi, trincerandosi dietro pause di riflessione
e che magari riempiono gli stadi e vendono milioni di dischi. Preferisco chi canta per il
gusto di farlo, ma è arte vera, davanti a pochi intimi come davanti a migliaia di
persone. Preferisco chi ripudia il divismo, chi esce dal camerino e passa per la sala a
salutare. Preferisco chi durante la cena pre-concerto mangia in fretta perché tiene al
rispetto degli orari. Preferisco lintelligenza allimmagine. Preferisco Enrico
e band.
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