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REPORTAGE DAL CONCERTO DI CANICATTI'

TEATRO ODEON

8 MARZO 2006  (by SALVO - FANTASISTA)

 

L’8 marzo c’è un bel sole, anche se tira un po’ si vento. Mi svincolo per quanto posso dei miei impegni in ufficio perché con la testa non ci sono. Chiama Katia. E’ già a Palermo, piazza Politeama. Le chiedo di dirigersi in direzione del porto, sapendo che dalla via adiacente quella piazza si scorgono le navi alla fonda. Lei, considerato che la strada è in salita, mi chiede: “Vado verso l’alto o verso il basso?” Le faccio notare che anche in una città unica, figlia di una terra unica, difficilmente il mare può trovarsi sopra il livello della terra. Fatta questa considerazione di fisica, raggiungo lei e Fabio e insieme (intendo con ragazza, fratello e un nugolo di colleghi), si va a pranzo. Noto che Katia non è molto allegra. Evidentemente Fabio non ha ancora capitolato. Introduco con cautela l’argomento “concerto Canicattì”, dicendo che dopo il grande concerto della sera prima, la vittoria-qualificazione della Juve, mancherebbe una tessera ad un mosaico perfetto. E poi Enrico non viene in Sicilia tutti i giorni. Risposta con sorriso: “Voi siete pazzi. Non viene tutti i giorni, ma due giorni di seguito, si”. Giudizio condiviso un po’ da tutti, compresa la mia girl che, come aggravante, mi rimprovera il fatto che al concerto di Baglioni ( di cui lei è super fan e verso cui io nutro stima, ) ho mostrato l’entusiasmo di un tacchino vicino a Natale e la mobilità di un matusalemme, mentre mi scateno ai concerti di Enrico.
Finisce tutto a risate. Fabio non può dire di no. Rimane ormai solo il problema biglietti. I nostri li ha procurati Rosaria, la quale, saputa la notizia del concerto a Canicattì, si è ricordata dell’esistenza di una sua paziente di quella cittadina. Do appuntamento a Katia nel tardo pomeriggio, ripromettendomi di contattare Rosaria per aggiungere i due tagliandi mancanti. Durante la telefonata, Rosaria mi spiega il tortuosissimo percorso che ha portato alla prenotazione dei biglietti. Infatti la sua paziente si trova a Palermo per motivi di studio e ha dovuto incaricare i genitori per l’acquisto, ma mi rassicura sul fatto che ci sia ancora disponibilità. Quindi si parte. Si viaggia tranquilli e prudenti. Canicattì è la tipica cittadina siciliana, piena di buone architetture e di paradossi “moderni”. Chiediamo più volte informazioni per raggiungere il teatro. Finché chiediamo ad una ragazza, che dal finestrino della sua auto, ci da la dritta giusta. Infatti, avvalendoci delle sue indicazioni raggiungiamo . . . . l’ospedale.
Li davanti mi sembra di scorgere un’auto uguale a quella di Rosaria e Giuseppe.
Saprò dopo che era proprio la loro. L’appuntamento per il ritiro dei biglietti era infatti all’ospedale.
Ritorniamo indietro e, quando si dice il destino, rincontriamo la stessa ragazza che, riconoscendoci, realizza di avere dato una indicazione sbagliata. E’ molto graziosa e, da siciliana vera, si offre di farci strada. Si addentra tra strettissimi vicoli di età chiaramente araba e seguendola arriviamo infine al bel teatro Odeon, la cui architettura si colloca negli anni ‘20-‘30. Katia e Fabio staccano i biglietti, mentre nel frattempo sopraggiungono Rosaria, Giuseppe e Maria Pia. Contrariamente a quanto successo a Palermo, la procedura di ingresso alla cavea è laboriosissima. Dobbiamo consegnare i tagliandi con l’immagine di Enrico per avere in cambio anonimi biglietti da cinema. Per uscire nel foyer a prendere un caffè ci consegnano dei pass che vanno restituiti. Quando si dice la burocrazia! Proprio nel foyer il tizio della biglietteria nota la mia vistosa attrezzatura fotografica. Mi chiama, avvertendomi che in sala non potrò usarla. Protesto, dicendo che appena la sera prima a Palermo non ho avuto alcun problema e aggiungo che uso le foto solo per un reportage da inviare ad un sito di fans il cui fine non è il lucro. Inoltre il teatro non è un’architettura militare (Questa non so da dove mi sia venuta) “Se a Palermo ti hanno fatto scattare, sono problemi loro. Qui non si può”. Poi, stranamente, il tizio mi chiede: “ Sei stato al concerto di ieri sera?” Rispondo di si, considerato anche il fatto, comunque non decisivo, visto che ho seguito i concerti di Enrico in tutta la Sicilia, che vivo a Palermo. Aggiunge” E sei venuto da Palermo solo per il concerto?” Mi trattengo dal rispondere”Veramente no, anche per conoscere tua sorella”, ma sono fuori casa e non è il caso. Rispondo invece “SIAMO venuti apposta io, la mia ragazza ed i miei amici”. La notizia sembra stravolgerlo. “Comunque non potrai scattare foto in sala”, conclude. Per la serie le ultime parole famose! Per consolarmi della feral novella decido per un caffè collettivo. Nel minuscolo bar incrociamo il Billa, che salutiamo. Dopo aver esibito pass, analisi del sangue e del dna cerchiamo di raggiungere i posti migliori, visto che i biglietti non sono numerati. Li troviamo quasi tutti occupati, tranne la prima fila, riservata. Vista la pignoleria dei gestori immagino che in caso di occupazione abusiva di tali posti, attaccheranno alle poltrone la corrente a 2000 volts! Ripieghiamo sulla 4°-5° fila. Mi sfilo la giacca per occupare due posti quando noto una signora dai capelli azzurro-verde-giallo sofferenza epatica, fare lo stesso. Mi guarda e fa ”Siete arrivati adesso, noi . . . “ non le do il tempo di continuare. Mi sono stancato delle strane usanze locali. Vado all’attacco”Anche voi siete arrivati adesso” . Reggo il suo sguardo di sfida, ma mi scappa da ridere se le guardo i capelli. Infatti alla fine rido. Interviene Paola, ne nasce una simpatica discussione. La signora conclude: “ Mi siete simpatici, vi cedo i posti. Le mie colleghe si arrangeranno” E ci intratteniamo in una piacevolissima conversazione. Veniamo a sapere che quell’insieme di simpaticissimi svitati e svitate è il corpo docenti di una scuola fervida di molte, intelligenti iniziative, l’I.T.C. Mazzini, di Campobello di Licata. Se la loro didattica è pari alla loro simpatia, da quella scuola usciranno presto gli eredi di Zichichi. Si parla di Enrico, mi presento come fan con 26 anni di carriera. Si incuriosiscono, mi chiedono dei dischi, del Bivio. Nasce una bella amicizia. Mi lasciano l’indirizzo per l’invio delle foto (di una di loro avrei gradito anche il numero di telefonino, N.d.A.), mi ringraziano. Alla fine della serata si Enrico avrà un nuovo gruppo di fans sfegatati.
Intanto il teatro si va sempre più riempiendo. Noto Luigi e Marco che entrano in sala e, da grandi burloni, si siedono tra la gente. Li raggiungo e saluto. Marco mi fa” Ormai sei il nostro reporter ufficiale”. “ Reporter con divieto di scatto, lo correggo”. Ne nasce tutta una discussione tra il serio e il faceto. Luigi mi dice che la sera prima una tizia in prima fila ha videoregistrato tranquillamente l’intero concerto. Marco conclude “ Se ti fanno problemi, di che ti ho autorizzato io” Il teatro è strapieno. I prezzi popolari e la serata particolare hanno senza dubbio contribuito. E poi siamo in provincia, lontani dagli ambienti radical-chic- snob di Palermo. Il calore della gente è diverso, te lo senti addosso.
Coltiviamo il mio fermo proposito di conquistare la prima fila all’abbassarsi delle luci.
Anche stavolta l’operazione riesce. Il concerto è magico come quello della sera prima. Simile ma diverso. Le emozioni sono fresche, il pubblico calorosissimo. Enrico ci riconosce e ci saluta già durante Il fantasista. Sorprendo la piccola Maria Pia a muoversi a tempo sulla poltrona. L’educazione conta. E’ tenerissima.
Tra una canzone e l’altra, scatto qualche foto, finchè non vedo materializzarsi, parallelamente al muro laterale, il bigliettaio. Maldestramente cerco di nascondere la fotocamera tra le gambe, ma la tracolla mi costringe ad abbassare la testa in maniera innaturale. Il tizio avrà pensato che stessi valutando l’entità dei miei attributi!
Travolto dal candore del nostro entusiasmo e dal nostro tifo da ultràs, avrà intuito che le foto non servivano per un piano d’attacco terroristico al teatro. Infatti, pur scuotendo la testa, non dice nulla. Anzi, dopo qualche attimo, lo scorgo ad applaudire.
A fine concerto siamo tutti sotto il palco. Indescrivibile la situazione. Si canta, Enrico ci invita a ballare sulle note di Contessa. Io, che come ballerino sono una colonna dorica, mi ritrovo a ballare con movenze più o meno latino americane.
Il concerto finisce. Enrico e band dispensano saluti e baci. Ma qualcuno non si rassegna. Un signore, proprio davanti a me, non più giovanissimo, né giovane (lui), ripete ad oltranza” Enrico, Il prestigiatore,. Enrico, Il prestigiatore” E’ come in trance. Batte le mani sul palco. Mi avvicino, gli sono alle spalle. Per farmi sentire, tra la musica e gli applausi urlo” E’ finito. Il concerto è finito, Il prestigiatore a Milano”. Si volta e ho quasi paura che il tono alto possa farlo reagire male. Sorrido. Imprevedibilmente, il nonno sorride e mi abbraccia. Evidentemente è l’affetto tra fans con tre generazioni di differenza.
Aspettiamo che Enrico esca. Nonostante l’ora tarda si ferma per autografi e foto. E’ completamente attorniato e temo che non ci scappi la foto. Quando mi sfila davanti gioco l’asso. “ Enrico, una foto per il club”. Si ferma di botto ed eccoci in posa. Poi invita Katia a Catania, trasmissione Insieme. Capisco che non mancherà all’appuntamento. Scorgo che di riflesso Fabio, teneramente si incazza di brutto
L’allegra combriccola di docenti circonda Enrico. Anche per loro la foto ricordo. Poi siamo fuori dal teatro. Dopo i saluti di rito, saliamo in macchina, una delle prof. si premura di accompagnarci allo svincolo, sulla via del ritorno. Mentre attendiamo la sua auto, qualcuno suona il clacson e saluta con la mano. Riesco a focalizzare il soggetto: è il bigliettaio. Poi, ovviamente Fabio azzecca la strada, Giuseppe più o meno, io la sbaglio, e arranco per sperdute mulattiere, mi ritrovo fermo ad un bivio a ridere e ridere con Paola. Finché, proprio quando avevo perso le speranze, dopo circa 30 km di scelte sbagliate, ritrovo la via maestra, direzione Palermo.

Epilogo

Ci sono gusti e passioni premature, che cambiano crescendo. Ci sono scelte smentite dal tempo che passa. La mia passione per la musica non ha mai avuto alti e bassi. Questa passione mi ha fatto scegliere. Non l’elettronica, non i campionatori, non i mercenari che scrivono quando finiscono i soldi, trincerandosi dietro pause di riflessione e che magari riempiono gli stadi e vendono milioni di dischi. Preferisco chi canta per il gusto di farlo, ma è arte vera, davanti a pochi intimi come davanti a migliaia di persone. Preferisco chi ripudia il divismo, chi esce dal camerino e passa per la sala a salutare. Preferisco chi durante la cena pre-concerto mangia in fretta perché tiene al rispetto degli orari. Preferisco l’intelligenza all’immagine. Preferisco Enrico e band.

clicca sulle foto per vederle ingrandite!

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