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REPORTAGE DAL CONCERTO DI PALERMO

DEL 7 MARZO 2006 (by SALVO - FANTASISTA)

 

Prologo
Perché un uomo di mezza età, senza grilli per la testa, stimato assistente universitario, con un dottorato all’orizzonte, all’approssimarsi di un tris di concerti, abbandona il proverbiale autocontrollo, scopre un’insolita accelerazione dei battiti cardiaci, perde il ritmo solitamente forsennato degli allenamenti in palestra, in una parola, non è più lui?

Palermo, concerto del 7 marzo. Teatro Golden.

Per una serie di coincidenze, non riesco ad andare a Caltanissetta e scopro che anche Katia rinuncia. Col senno di poi, questo costituirà un grande rimpianto. Il giorno del concerto trascorre tutto sommato in fretta. Fa brutto tempo. Finito il lavoro, mi catapulto a casa, evito di cenare, dimentico nella foga uno dei telefoni a casa. Arrivati al Golden, scorgo Katia intenta a telefonare. Naturalmente chiama vanamente al mio telefono dimenticato. Faccio scendere la Fantagirl e cerco parcheggio. Una volta a terra saluto Katia e Fabio, ma non scorgo più la girl. La quale, in preda alla fame, pensa bene di rifugiarsi in una pizzeria vicina al teatro. Durante il veloce pasto collettivo, ci chiediamo di Rosaria, che non abbiamo visto. In un lampo, chissà per quali arcane connessioni, mi ricordo di aver lasciato la fotocamera in macchina. Mi precipito a prenderla ed al ritorno mi accorgo di Rosaria e Giuseppe fermi in macchina quasi dentro al foyer del teatro. Dal tipo di parcheggio, arguisco che sono arrivati in largo anticipo Li saluto. Hanno con loro la bellissima piccola Maria Pia. Mi annunciano che ci raggiungeranno all’interno. Noi, intanto, facciamo irruzione nel teatro. Veramente immenso. Purtroppo ci separiamo per via dei biglietti numerati acquistati (mea culpa), in due manches. Tuttavia il nostro senso del Gruppo non conosce ostacoli. Prima del concerto, adocchio alcuni posti in prima fila ed invito Katia e Rosaria a seguirmi. All’abbassarsi delle luci, con assoluta nonchalance mi approprio di ciò che mi spetta per diritto, militanza e passione. Il gruppo è con me. Questa è la mia condizione ideale. Il teatro non è pienissimo. La mia ingrata Palermo non ha risposto al meglio. Ma penso che abbia contribuito una promozione deficitaria. In compenso il pubblico partecipa e applaude. Mi tengo in contatto con Fabio, che a mezzo radiolina segue la Juve. Mi fa un gesto sconsolante, al quale, a torto, credo poco. Invecei, saprò poi, siamo sotto 1 a 0. E’ il momento della Musica.. Via quindi a L’evocativa “Il fantasista”. Enrico annuncia le linea editoriale del concerto, dedicato ai perdenti ed agli esclusi. Parte la delicata “Trans”, seguita dalla ritmata “Il romantico aviatore” e dall’acustica “Piccole persone” eseguita a due chitarre, la milanese “La vie en rouge”. Ovviamente Enrico dedica alle donne l’impertinente ed esplicita “Tu stanotte sarai mia”. Gli applausi scrosciano sinceri, l’inaspettata “Fantasmi di città” mi riporta al mio album preferito, di cui festeggiamo il ventennale. Poi la geniale “L'uomo dei traslochi” di cui all’inizio non avevo colto l’acutezza del testo. Sono un fan di Enrico perché descrive spesso situazioni quotidiane, di vita vissuta, ma alle quali non penseresti mai, soprattutto nello scrivere una canzone. Mi emoziona “Quando sogno non ho età”, e non poteva che essere così, per quello che significa e perché Enrico fa un’interpretazione magistrale. Canta chiudendo gli occhi guardando in alto, come a volare per un attimo “Di la”. Mi spello le mani. Si continua con la n° 1 Eroi solitari e la profonda Inevitabilmente. La presentazione di ogni brano è uno spettacolo nello spettacolo. Arriva il momento della mia canzone del momento, la biografica “Perduto amore”, alla fine della quale mi ritrovo ad andare verso il palco col braccio alzato. Enrico si avvicina. Battiamo il cinque come vecchi amici. Da vecchi amici . Mi sento già in viaggio per il concerto di Canicattì. Il momento della pagella è da incorniciare. Non so esattamente come, mi esce infatti una foto che….giudicate voi stessi.

Poi la ritrovata “Speranza” , l’enigmatica “I dubbi dell’amore”, la struggente “Il portiere di notte”, la sempreverde “Il mare d’inverno, la richiestissima “Ulisse-Fango e stelle”. Due canzoni di guerra, La coinvolgente Paisà, splendida dal vivo e Primavera a Sarajevo. Prima de “Il concerto”, Enrico saluta Michele e Monica che sono presenti in teatro. Segue la televisiva “Quante vite avrei voluto”, la poetica “Quello che le donne non dicono. Torna l’energia con la tagliente “L’americano medio”. Il finale è meglio del solito. Con largo anticipo siamo sotto al palco, all’angolo perché siamo prudenti e perché ci assale la sindrome da mandria di bufali. Ma Enrico ci chiama al centro, ed è rock. Si balla, si canta, si sorride con l’energica “Mistero” e la peperina Contessa, durante la quale il Billa fa di tutto per impedire ad Enrico di cantare. In qualche frangente ci riesce..
Mi informo sulla Juve. Fabio prova ad esibire una faccia preoccupata, ma gli scappa da ridere. E’ fatta, grazie ad una irripetibile papera di Wiese, dice Fabio. Ribatto che avrei accettato anche una vittoria al 99° su rigore. Evidentemente è’ una serata speciale
Aspettiamo che Enrico esca per salutare. Ci indirizzano verso una scala (?) incredibile, ripidissima. Deploro, com’è ovvio, il rapporto tra l’alzata e la pedata, immagino ad alta voce una soluzione progettuale alternativa, tra la curiosità di Katia. Si materializza Marco, che mi saluta per primo, armai non meravigliandomi più. Gli faccio i complimenti per il concerto e chiedo del ristorante. Mi dice “E’ quello vicino alla chiesa”. Arrivano anche Pino e Luigi. Infine Enrico, cui porgo il dvd Ulisse e il cd nuovo da autografare col mitico pennarello bianco che Katia esibì a Godrano. Nel salutarmi mi chiede: “ Ci vediamo in estate?” Ed io “Si, certo, ma anche domani sera”. Di sicuro non se l’aspettava, sorride accarezzandosi il capo. Usciamo nella bufera che attanaglia Palermo. Rosaria si mette in viaggio con la bimba esausta. Individuiamo con risibile facilità il ristorante. Siamo li davanti, ma facciamo filosofia spicciola: “Ormai abbiamo salutato” “Una volta entrati che facciamo?” “Ti avvicini tu?” “Mi imbarazza un po’ la cosa”. “Il nostro affetto non dipende dai dopo cena”.
Decidiamo col sistema maggioritario di lasciare cenare in pace Enrico e Band.
Salutiamo Katia e Fabio, cui chiedo, avendo intuito le intenzioni di Katia, del concerto di Canicattì.
Nicchia, ma strappo un invito a pranzo per l’indomani.

(Continua)

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