Ne
abbiamo percorsa di strada, questestate. Tutto ci sembra già lontano: i tecnici che
montano il palco, la frenesia prima del concerto, larrivo di Enrico, le prove... e
soprattutto il ritrovo di amici cari, i compagni di viaggio, quelli della foto da tenere.
Noi. Voi. Quelli che il concerto è alle 22 e arrivano alle 14 perché non si sa
mai, quelli che hanno bisogni fisiologici ma ormai sono un tuttuno con la
transenna e rimangono abbarbicati lì fino alla fine, quelli che una settimana prima del
concerto sono già su di giri e vanno avanti a valeriana, quelli che appena sanno che ci
sarà un concerto già architettano che dire al capo per ottenere un permesso (ed ecco che
magicamente i prozii muoiono tutti, le cugine si sposano, i nipoti hanno la comunione, il
gatto le coliche).
Già mi manca tutto ciò. E con una dozzina e fischia di concerti alle spalle solo da
gennaio sembra impossibile. Ma voi sapete che non è così, sapete che tutto
stambaradan e sto tran-tran non basta MAI. Ma purtroppo arriva anche lultimo
concerto dellestate, questanno, come ben sapete, in quel di San Giuliano
Milanese.
Se sono sopravvissuta a tutto quel che è successo, non mi ferma più nessuno.
Venerdì mattina taglio dalluniversità, invento la prima scusa per star via due
giorni e parto. Parto, sì, ma sono uno straccio: ho voglia solo di buio, silenzio,
minestrina calda e fazzoletti. Il viaggio lo trovo interminabile; per fortuna sono in auto
con Danilo, Matteo e Corrado che con canti goliardici in piemunteis alleviano (o
aumentano? mah!) il mio malessere.
Quando sbarco a San Giuliano, però, la mirabile visione di Enrico già sul palco, il
clima festoso, la presenza già di molti di voi
mi fanno passare dal fango alle
stelle in un Amen. Laria da frizzante si fa gassata, e inizia a formarsi un nutrito
gruppo di naviganti aficionados proprio mentre il nostro, sul palco affianco ad Andrea,
duetta col suo meraviglioso pargolo ricciolino. Guardandolo, ci inteneriamo e senza
accorgercene, cianciamo tra noi come vecchie zie che stravedono per il loro adorabile
nipotino. Ma guarda che nasino! E che boccuccia.. ecc.. Ah, certo che è tutto suo
papà
e, in effetti, è un Enrico in miniatura!-)
Poi si va a mangiucchiare qualcosa -consiglio di non mischiare maaaai tachipirina e
birra-, e facciamo un paio di foto. Ok, ne facciamo una decina. O un po di più.
Diciamo che il loro numero batte quello di tutte le foto di tutti le feste di compleanno
di tutta la mia famiglia. Latmosfera che si mastica è spassosa, briosa, un misto di
giubilo e sregolatezza proprio perché sappiamo che dopo quella serata tutti ci saremmo
dati chi allippica, chi al bricolage.
Del concerto
cè tutto e niente da raccontare. Bisogna essere là per capire
cosa siamo riusciti a combinare. Il delirio. Il fisico mio e quello di tutti i superstiti
risente ancora delle 2 ore e mezza di bolgia consumate nella palestra migliore del mondo,
dove ascolti musica, ti diverti, ti emozioni, piangi, ridi, gridi, canti, ri-gridi e sudi
gratis. E soprattutto lo fai con la compagnia migliore: quella di Enrico aggiunta a quella
degli amici. (e qui mi chiedo: perchè in palestra dopo 3 salti sono morta e ai concerti
no?). Merito/colpa della band e di Enrico,che ci ha incitato tutto il tempo ricordando che
era lultima data del tour e che dovevamo essere ESAGERATI. Come deluderlo??
Cera un guazzabuglio infernale, una vera sommossa: manco ai concerti punk-rock del
77 me lo immagino sto casino
un groviglio di corpi nel quale vedevo un braccio e non
capivo manco che era il mio, un terremoto umano di gente che saltava tutta ammassata,
scoordinatissima e grondante. Per fortuna, pensavo, ci sono i pezzi meno movimentati
durante i quali la gente si abbevera e si riposa. RI-PO-SA-REEE?? Ma chi? Ma dove??? Non
si può prendere fiato manco lì! Vuoi non cantare la parte femminile in quello che
le donne
? Vuoi non sgolarti con ma io sono ancoraaa come
alloraaa?? Vuoi evitare di gridare ti avrò al cielo, coi pugni chiusi?
Per non parlare poi di Quante Vite, il capolavoro assoluto che Enrico ci ha cantato con
una profondità senza eguali. Poi si sono accese le girandole sberluccicanti e due pistole
sparabolle hanno diffuso nellaria un milione di bolle di sapone creando
unatmosfera magica. C'erano pure i palloncini e gli striscioni (quello di Gogi e
Cuba con la citazione di Canta ancora per noi e il nostro cartello ironico Dai
Enrico, resta con noi! alzato al momento in cui Enrico puntualmente si volta verso
Nico e lo invita a rimanere sul palco).
Poco più di niente e Vivo da re sono incommentabili, grandiosa la sorpresa di Jean Genie,
i pogamenti con Rocknroll robot, il balletto di Polvere tutti in cerchio, e
tanti altri momenti
Adri che beve lo yogurt, Adri che fa le sue singolari ..ehm..
ESCLAMAZIONI.. Serafina che salta pure negli attimi di silenzio tra una canzone e
laltra
ed Enrico, i suoi sguardi, i suoi grazieeeeeeee che ancora
mi rimbombano dentro.
Il concerto si conclude col lancio di bacchette, plettri e magliette dei musicisti; dulcis
in fundo con Luigi che calcia lontano il pallone di Danilo tra la folla.
Il concerto è finito. Ci guardiamo negli occhi. Siamo a dir poco impresentabili, ma siamo
belli, e il nostro non è solo uno stato di beatitudine
siamo proprio in estasi
totale. Non mi sarei stupita di vedere i nostri piedi a una spanna da terra. La tappa al
ristorante è dobbligo data la fame, la compagnia e la peculiarità
dellevento. Non ce ne accorgiamo e tra una battuta e laltra si fanno le 4, ed
arriva il triste momento dei saluti.. avrei voluto evitarlo..troppi, stavolta, gli
abbracci che fanno male, troppi gli arrivederci a non si sa quando.
Il tempo immobile va, tutto scorre, si seguono diverse strade e si trasformano le
convinzioni. La vita cambia e siamo stati noi. Ma cè una cosa che, giuro, non
cambierà mai: la nostra partecipazione.
Grazie per tutto quello che hai fatto per noi, Enrico. Aaaarrivederciiii...
Anna - Alcy
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