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Monzuno (BO) 24 agosto 2002
L’unico concerto nelle mie vicinanze (abito a Ferrara, in
provincia) era stato annunciato come questo. Non conosco Monzuno, non l’avevo
mai sentito nominare. Una breve ricerca e lo trovo poco più a sud di Bologna,
lungo la A1.
Così, la sera del 24 agosto parto verso questa località a
me sconosciuta. Una volta uscito dall’autostrada mi rendo conto di essere in
pieno Appennino tosco-emiliano, e infatti l’indicazione per Monzuno è una salita
che per 6 km sale, sale, sale. Strada poco illuminata, tornanti. Mah,
proseguiamo e si vedrà. Giungo infatti in questo piccolo centro montano e le
illuminazioni mi fanno capire che siamo in pieno svolgimento di una sagra di
paese. Parcheggio, raggiungo la piccola piazza e mi ritrovo tra tavole
apparecchiate, bicchieri di vino, persone anziane che discutono allegramente. Un
perfetto clima da festa di provincia. Mi guardo attorno, ma non vedo (nemmeno
attorno al palco) un solo manifesto che annunci la presenza di Ruggeri, speravo
di vedere l’ormai famoso mazzo di rose rosse. Nulla.
Comincia ad assalirmi un dubbio atroce, che il concerto
non ci sia, che il sito della Merak non abbia aggiornato la cancellazione della
data. Ai piedi del palco un signore di una certa età, con un pesante accento
toscano e una chitarra intrattiene il pubblico con canzoncine umoristiche. (Chi
vive in provincia come me, sa che ce n’è uno in ogni paese di questi
personaggi…). Mi avvicino e riconosco, da lontano, la forma del contrabbasso di
Guareschi. Questo mi da un po’ più di speranza. Raggiungo il palco e mi guardo
attorno. Il pubblico è composto soprattutto da anziani e signori di una certa
età. Poi, poco lontano dal palco, intravedo il Billa che armeggia con il
cellulare. Ci siamo! Penso, sono nel posto giusto, lo avvicino e gli chiedo se
mi firma la copia del libro “la vie en rouge” che mi sono portato da casa.
Mentre parlotto con lui mi passa accanto qualcuno di molto alto, mi giro un
attimo e vedo che mi guarda sorridendo. “Luigi!” dico, lui saluta con la mano
“Gigi, mi firmi il libro?” allora ritorna indietro, firma e riparte dietro al
palco. Io lascio il Billa a parlare con una ragazza dello staff e prendo posto
subito sotto al palco. Dopo circa 40 minuti comincia il concerto, nel frattempo
un gruppo di ragazzi più o meno giovani (ma decisamente i più giovani che ho
visto quella sera) si sono radunati, come me, sotto al palco.
Il concerto comincia come sempre, con la solita atmosfera
calda, amichevole, Enrico e gli altri snocciolano le loro canzoni con sobrietà,
esperienza, giocano, scherzano, fanno divertire. Al momento della presentazione
della Mirò, il Billa sventaglia con falsa indifferenza il suo nuovo libro dietro
le spalle di Enrico, il pubblico ride e lui si volta senza capire. Poi entra
Andrea, molto ben vestita, ed esce Enrico. Lei si sposta di volta in volta dal
piano, al violino, alla chitarra, proponendo tre canzoni dell’ultimo album (la
giusta distanza, opinioni di un clown, Correndo (ndw). Molti rimangono colpiti
dalla voce, e qualche uomo si avvicina con la macchinetta fotografica per rubare
un’immagine delle sue lunghe gambe!
Poi Rientra Enrico e il concerto prosegue.
Più o meno a metà concerto, subito dopo Polvere, dal retro
del palco entra una figura che si avvicina ad Enrico e gli tende la mano. In un
primo momento, al buio, non lo si riconosce. Ma poi giunto sotto le luci è
impossibile non riconoscerlo. E’ Gianni Morandi. Enrico è sorpreso quanto il
pubblico che si scalda subito. Gianni saluta Enrico e la band, dice che,
abitando poco lontano, ha pensato di passare a salutare un vecchio amico. Come
saprete tutti Ruggeri ha una profonda stima per Morandi e la sua presenza lo
coglie impreparato, i primi momenti sembra un po’ impacciato, come se fosse
venuto a salutarlo suo fratello maggiore. Poi, si riprende quasi subito e lì per
lì improvvisano “Si può dare di più”. I tecnici non sono assolutamente pronti e
cominciano a correre qua e là per cercare di microfonare Morandi, che intanto
canta dividendo il microfono con Ruggeri prima e la Mirò poi. Poi si salutano,
come due vecchi amici, e Morandi sparisce da dietro il palco. Molta gente corre
dietro il palco per intercettarlo, ma a fine concerto sento dire che nessuno è
riuscito a seguirlo, è svanito come è apparso.
L’evento a sorpresa carica il concerto, l’atmosfera è più
viva, più elettrica.
Si va verso il finale con gli ultimi successi, le canzoni
più recenti. Quando le luci si spengono, la gente comincia a sfilare verso casa.
Ad aspettare Enrico restiamo in una ventina di persone non di più. Mentre
aspetto, col mio solito libro in mano, passa lì accanto Pino Di Pietro, lo
chiamo e mi faccio fare l’autografo pure da lui (il più simpatico di tutti, fra
l’altro, con una nota sorridente). Poi dopo un po’ esce Enrico, con dietro la
Mirò che si infila subito in macchina, lui invece si avvicina a noi, e forse
perché vede il libro o forse perché sono l’unico tra i presenti a salutarlo, mi
firma la copia subito. Ringrazio e mi sposto per far passare altra gente. Uscito
dalla fila di persone intravedo la Mirò in macchina che si sta accendendo una
sigaretta, mi avvicino e chiedo ai ragazzi che fanno muro davanti alle portiere
se posso farmi firmare il libro. Uno apre, le passa il libro e lei lo firma.
Finita la fila di autografi, Enrico sale sulla monovolume,
al posto di guida, mette in moto, abbassa il finestrino e con un “Ciao amici”
parte verso le stradine del paese. Io lo saluto ancora e mi incammino verso la
mia macchina.
Dopo una decina di minuti, mentre sto per raggiungerla,
rivedo la monovolume sbucare da un incrocio, Enrico guarda da una parte la Mirò
indica dall’altra e ripartono, forse stavolta senza sbagliare strada.
Io sorrido e scuotendo la testa apro la portiera della mia
macchina.
Alla prossima, Enrico.
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