Dal vostro inviato. Partanna 17 agosto 2005
Parto con molto ritardo rispetto ai miei ottimi propositi. Purtroppo l'organizzazione del
concerto dei Senza Zucchero del 18 a Roccamena mi procura molti e indesiserati
contrattempi. Mi inerpico per la provinciale che mi immette sulla Paleremo - Sciacca. I
cavalli del motore (e sono tanti) chiedono di galoppare, ma il fondo è degno di una gara
di fuoristrada. Dalla strada a scorrimento veloce esco a Poggioreale, costeggio
Salaparuta. Sono nel cuore della Valle del Belice. Dopo pochi km vedo le luci di Partanna.
Questo paese, come tanti altri della Sicilia, ha una peculiarità. Ne scorgi le luci in
lontananza, credi di essere quasi arrivato e invece ti arrampichi su per talmente tanti
tornanti e tornantini che quando scendi dall'auto continui a girare in tondo per mezz'ora.
Mi accodo ad una fila di auto che certamente vanno a Partanna per i medesimi miei motivi
(è proprio il caso di dirlo). Ci arrivo.
Che bella Partanna, le casette linde abitate da gente ospitale. Mi tornano in mente i
versi di Quasimodo. Li riadatto: "Partanna, mite ti so, fra larghi colli pensile
sull'acque dell'isole dolci del dio, oggi m'assali. E ti chini in cuore . . ." Torno
alla realtà. Parcheggio e chiedo della Piazza. Un simpaticissimo indigeno mi fa notare
che sono praticamente a dieci metri. Mi fiondo. Una "vasca" bellissima. Un
rettangolo molto allungato (il lato maggiore supera i 250 metri) totalmente pedonale, col
traffico carrabile saggiamente al margine alberato. In fondo, sul lato più corto, il
palco. Sono le 21.40. Purtroppo devo rinunciare all'idea di salutare Enrico e la Band e in
più le prime file, a ridosso delle immancabili transenne, sono già ampiamente sature.
Faccio un rapido calcolo: la piazza è circa il triplo di quella roccamenese e li c'erano
almeno 6000 persone. Questa senza dubbio può contenerne più di 15.000 Mi avvicino il
più possibile ed estraggo la fotocamera. Cerco di provare l'inquadratura, ma il mio
braccio destro è pressato da qualcosa di piacevolmente morbido. Mi giro e scorgo un terza
abbondante, splendidamente bionda, con due occhi stupendi. Esibisco il più radioso dei
miei sorrisi. Lei ricambia molto timidamente. Purtroppo dopo pochi secondi si materializza
alle sue spalle un ragazzo che, a scanso di equivoci, la cinge immediatamente. Cerco di
ostentare la più sfacciata nonchalance. Non voglio farla finire a schifìu. L'arrivo di
Enrico e band mi toglie dall'impaccio (e dall'imbarazzo). Ristabilite le appartenenze e le
(giuste) distanze, posso muovere liberamente l'arto destro e subito immortalo Enrico che
irrompe con "Gli occhi del musicista".
La piazza è caldissima, le prime file infuocate ballano e cantano. Per contro Enrico è
infagottato in un giubbotto nero. Da li a breve si ricrederà. Mi accorgo che Lorenzo Poli
è visibilmente dimagrito ed ha avuto una prodigiosa ricrescita dei capelli. In compenso
è divenuto miope e gli si è allungato un pò il naso. Il resto della band è rimasto
immutato ed è in grandissima forma. In particolare Luigi: date a quest'uomo qualcosa di
filiforme fissato ad un legno e lui ne farà scaturire musica e poesia. Da un assolo
all'altro, tra milioni di suoni limpidi e precisi. E evidente che l'aria della
Sicilia gli fa bene. Mi giro un attimo e intuisco la presenza di una folla sterminata. Si
continua con "Il fantasista", nella versione da tutti noi ampiamente conosciuta
(e criticata). Poi la struggente "Non piango più". Non la sentivo da tempo dal
vivo. L'ho riscoperta magnifica. E poi, in ordine sparso, la travolgente Bianca balena e
l'assoluta magia di Polvere, Il mare d'inverno, Ti avrò, Poco più di niente, Il portiere
di notte, Sweet Jane, The Jean genie, Quello che le donne non dicono, (che condivido,
magnanimo, con qualcuno lontano al telefono mentre do fondo a ciò che rimane della mia
voce durante l'inciso). Poi Mistero e l'irrinunciabile Peter Pan. E che dire del
piacevolissimo intermezzo di Fortareza? Bellissima Felicemente instabile e la cover Tutta
mia la città. Grande padronanza della voce con Enrico che non lascia il palco e si pone
alle tastiere, chitarra e cori. Nell'apoteosi generale, il finale entusiasmante con il
tarantolato Billa sugli scudi. Attacca Vitti na' crozza. Il pubblico, letteralmente,
impazzisce. Va ben oltre la canonica prima strofa. Non si ferma più. Enrico sorride e
finalmente parte la cassa in quattro. Poi Contessa. Enrico da' la carica al Billa e lui
parte come un robotino con la fisarmonica. E chissà cosa mai urla ad Enrico che prende a
ridere e a stento riesce a cantare. Si chiude, come succede al Sud, con Si può dare di
più.
Poi, sono volate più di due ore, i saluti. Tutti abbracciano tutti. Il nuovo acquisto, al
secolo Marco Mangelli, un pò timido fino a quel momento, si scioglie. Sia chiaro che il
titolare rimane Lorenzo, ma questo ragazzo è un bravissimo musicista. Il Nano riemerge da
dietro piatti e charleston e, dopo due ore di energia ed eleganza, elargisce saluti a
tutto il mondo. Sembra Bush in campagna elettorale. Grande simpatia e grandissima ironia.
Quando appenderà le bacchette al chiodo, avrà un futuro a Zelig. Enrico si serve di un
immaginario cannocchiale per scrutare l'orizzonte umano in sincero tripudio. Il commiato
diventa un infinito arrivederci, perché il pubblico continua ad applaudire ed Enrico è
commosso, fatica a rompere quel bellissimo incantesimo. Mano sul cuore, dispensa baci ed
abbracci. Sussurra qualcosa a qualcuno in prima fila, a schiacciante maggioranza
femminile. L'istinto del predatore, evidentemente, non lo abbandona mai! Eppur bisogna
andar.
Riattraverso l'intera piazza per raggiungere l'auto. Una marea umana solo allora inizia a
diradarsi. La piazza era stracolma. Mi fanno compagnia le incredibili emozioni di un
concerto che mi è rimasto nel cuore e mi ha fatto rivivere le splendide performance di
Aspra e, naturalmente, Roccamena. Fin troppo gasato, fatico a trovare la strada per Rocca.
Cristo si sarà pure fermato a Eboli, ma almeno due puntatine in Sicilia, ogni anno, le
fa.
E stavolta c'è pure il vantaggio di conoscere la data della prossima: il 3 settembre a
Godrano |