REPORTAGE
PARALLELO del concerto di Godrano del 03 settembre 2005
Parto quasi
presto. Ho litigato col mio 50% (un vero record: due concerti, Partanna e Godrano, due
litigi. Si potesse litigare retroattivamente, anche a Termini sarei andato da solo. Ma
state tranquilli, è scoppiata la pace, in attesa di Blufi). Durante il tragitto mi tengo
in contatto con Katia, la quale mi comunica che la band è sul palco, ma non si vede
ancora Enrico. Sono le 18.20. Ad essere puntuali, mancherebbero 10 minuti
allincontro con i fans. In preda al panico da ritardo (niente saluti, foto,
autografi vari), aumento sensibilmente landatura. Caracollo sulla rotabile piena di
curve strettissime, tornanti, strettoie e improvvisi dossi, attraverso il bellissimo bosco
di Ficuzza, dove sicuramente Schummi ha appreso i primi rudimenti di guida ( e dove
attualmente si organizzano spettacolari rally) e infine giungo alla meta. Mi addentro tra
le casette e subito una ausiliaria del traffico (bene in carne, come tutte le altre, come
scopriremo poi) mi invita a parcheggiare. Si procede a piedi. Attratto da suoni non
lontani, mi catapulto in piazza. Prima che io abbia la possibilità di appropinquarmi al
palco, improvviso e inatteso mi si para davanti Carmelo Lo Cicero. Due metri di altezza,
magro allinverosimile, occhiali a fondo di bottiglia (da falco secondo
lazzeccata definizione di Fabio, il marito di Katia), totalmente sgraziato nei
movimenti, voce cavernosamente unica, accento lombardo-tosco-catanese. Ci salutiamo con
sincera cordialità. E con autentico orrore apprendo che sa del concerto dei Senza
Zucchero a Roccamena, organizzato con un altro agente. Mi apostrofa scherzosamente ed
aggiunge: Ma che cazzo hai fatto? Mi hai fatto le corna? Mi sganascio dalle
risate e poi, seriamente, lo prego di non ricordarmi quella orrida serata, mi giro e
scorgo Enrico sul palco. Lo saluto con la mano e lui, sorridendo, risponde. Bene, nella
mia mente, la sera senza zucchero è un ricordo sbiadito. Intravedo Katia, ci salutiamo. A
pelle è molto, molto carina e simpatica. Giudizio ampiamente
confermato a fine serata. Enrico scende dal palco. Lo saluto, come consuetudine, alla
siciliana. Ci si sposta tutti in aula
consiliare. Ci arriviamo anche noi, ma cè una calca spaventosa e troppo caldo. Non
demordiamo. Attendiamo che i più deboli ed i meno spinti dalla fede, uno alla volta,
cedano ed escano. E così avviene. Riusciamo ad entrare, sia pure in coda. Il pubblico
rivolge domande abbastanza pregnanti, certamente commisurate allintelligenza
dellinterlocutore. Lispirazione, la maturità artistica, il divismo di alcuni
artisti o presunti tali (sgrunt: e io ne so qualcosa). Carmelo Lo Cicero veste i panni del
moderatore. Da navigato manager, ma da persona sincera ed autentica, chiede la parola
(siamo pur sempre in aula consiliare alla presenza del Sindaco) ed elogia Enrico (sfido
io) definendolo Grande come uomo e come artista. Mi confessò quando ci
conoscemmo Salvo, io ne ho conosciuti tanti, forse troppi. Credimi, Enrico è il
migliore. Katia mi suggerisce di fare
una domanda, che diviene una richiesta: inserire nella scaletta Vivo da re. Un ragazzo ci
fa eco: E il Vitello dai piedi di balsa Scoppiamo tutti a ridere, Enrico
compreso. Aggiungo che sarebbe stupendo vedere Lo Cicero nei panni di Elio.
Lincontro finisce tra applausi e sorrisi. Enrico mi sfila davanti Vivo da re
non lo so se la facciamo, vorrei fare il brano nuovo.
E, per non rovinare la sorpresa, mi invita con un gesto complice al silenzio.
Ritorniamo in piazza, iniziano le prove e, udite udite, ascolto Lamericano medio,
che non ho mai sentito prima, non una, ma due
volte di fila. Iniziamo splendidamente a metabolizzarla. Dopo uno dei tecnici,
gentilissimo, ci immortala nella mitica foto con Enrico e poi con il Maestro Pino. In quel frangente noto con immenso piacere che il
Nano Marco mi riconosce ancora una volta e mi saluta con molta enfasi. Katia mostra ad un
estasiato Enrico delle foto meravigliose e spiega che sono state scattate da suo fratello,
fotografo professionista. Lui le autografa. Si va a cena, cioè, il gruppo va a cena. Ma
non riusciamo a sapere dove. O forse non insistiamo abbastanza, per linconscia e
giusta paura di apparire fanatici. Facciamo
uno spuntino al bar. Chiama Rosaria, dicendo che sta per arrivare e raccomandando di
riservarle un posto alla transenna. Ma è lei
che ci arriva per prima, col marito, lasciandomi nella mia, sia pur provvisoria,
condizione di single del gruppo. Ma il suddetto gruppo è granitico e la compagnia
piacevolissima. Rosaria ci racconta del bel concerto di Bagnara e dello stranissimo menu
al ristorante. Tutti concordiamo che a Partanna è stato un successo difficilmente
ripetibile. Si rispolverano i nostri ricordi dei concerti degli anni 80 e,
certamente, ognuno di noi riscopre di essere cresciuto, maturato con il filo conduttore di
una bella passione musicale che si è fortificata negli anni. Attendiamo la fine della processione, i rituali
botti, le marcette della banda musicale che mi ricordano malinconicamente i miei
venticinquennali fasti alla tromba, che adesso suono di tanto in tanto.
Arriviamo a
Godrano alle 18,00 circa. La corpulenta ausiliara del traffico ci blocca allentrata
del paese e ci chiede un documento; chiediamo: Perché?, Dobbiamo
controllare se siete residenti, altrimenti non potete parcheggiare in paese,
risponde. Bene non siamo residenti. Basta dirlo subito, no? Probabilmente non
hanno abbastanza da fare in un paese così piccolo e si sfogano in queste occasioni,
penso. Questo pensiero mi sarà confermato in seguito quando questi responsabili della
sicurezza cercheranno di proteggere Enrico nonostante lui avesse tutte le intenzioni di
cercare il contatto con la folla come ha sempre fatto.
Giungiamo
poco dopo in una minuscola e accogliente piazza. Scorgo subito tutti i musicisti sul
palco, ma non vedo Enrico. Mi prende la solita agitazione, non so che fare. Mi
tranquillizzo un attimo e decido di chiamare il Fantasista. E la prima volta che ci
parliamo dal vivo, ma è come parlare con un amico di sempre. Mentre lui
caracolla, io mi riavvicino al palco. Vedo Enrico che conversa divertito con Lo Cicero
(scoprirò dopo perché era così divertito). Distinto prendo la telecamera per fare
qualche ripresa. Non voglio però essere invadente né infastidire qualcuno, quindi sono
un po titubante. Enrico mi nota, si gira verso me, accenna una posa e sorride. Io
rido e poso la telecamera perché mi emoziono troppo. Nel frattempo il sindaco annuncia
che Enrico sta per recarsi in aula consiliare chi ha il piacere di partecipare, può
accodarsi, dice. Ma certo che mi accodo. Enrico scende circondato dalla sicurezza,
io mi avvicino e complice il concerto di
Partanna di appena due settimane prima, mostra di riconoscermi, mi saluta e mi da
appuntamento a dopo. Tre secondi dopo scorgo Salvo e saluto anche lui (quante emozioni in
un colpo solo!). Si crea una piccola processione (tanto per stare in tema) dietro ad
Enrico. Scopro che laula consiliare è proporzionata
al paese, alla piazza e a tutto il resto. Cerco con Salvo di riuscire a vedere e sentire
qualcosa. Nonostante il mio metro e sessantotto riesco a vedere solo la capoccia di
Enrico, ma già mi basta. Salvo, più alto di me, riesce anche a scattare qualche foto.
Enrico è come al solito grandioso, quando qualcuno gli chiede di fare Il vitello
dai piedi di balsa lui cerca di mimare il vitello, come intuiamo dalle risa del
pubblico. Dopo annuncia a Salvo che avrebbe eseguito il pezzo nuovo e gli occhi gli
brillano come quelli di un bambino. Alla fine si torna in piazza e cominciano le prove.
Ascoltiamo estasiati per due volte Lamericano medio, ci fosse stata una terza volta
la nostra espressione beata sarebbe rimasta tale e quale. Enrico mostra subito di essere
gasatissimo. La festa, cominciata sotto i migliori auspici, continua quando Salvo mi
incoraggia ad avvicinarmi insieme a lui ai ragazzi. Cosa dire ancora riguardo alla loro
disponibilità che non è stato già detto? Vanno a cena, anche noi mangiamo qualcosa, ma
non con loro (sigh!). Ma va bene così, concordo col Fantasista sullinconscia
e giusta paura di apparire fanatici. Incontriamo Rosaria, unaltra pazza
scatenata come noi già incrociata in altri concerti. E da lì in poi comincia a scorrere
un fiume in piena di parole: i ricordi e i discorsi si accavallano. Raccontiamo mille
aneddoti e solo la cara musichetta che segna linizio del concerto riesce a farci
zittire. Ci coglie di sorpresa, scopriamo che, in
buona compagnia, il tempo dellattesa è trascorso molto in fretta.
Si va a
cominciare. La scaletta è identica a quella di Partanna, con la variazione di
lAmericano medio che sostituisce Si può dare di più. Ma non è una semplice
ripetizione. Ogni concerto ha una sua magia, è legato a mille ricordi. In ogni brano si
rivivono vivide emozioni. I testi, letti e riletti mille volte, appaiono sempre nuovi e
freschi. Gli arrangiamenti hanno sempre quel qualcosa in più. Il pubblico è caldo, il campo in perfette
condizioni. Fischio dinizio. Nano è
strepitoso in difesa al punto che Enrico, dopo uno splendido assolo, va a complimentarsi
con lui stringendogli la mano. Laltro Marco al basso sulla fascia destra, non
sbaglia un colpo. Sempre più sicuro ed inserito negli schemi. Insuperabile, ma non è una
novità, Luigi su quella sinistra, che inanella assoli avanzando sul palco e dettando
lultimo passaggio. E poi il solito, duttile Billa che alterna fantasia, coreografie,
sorrisi. Gasatissimo lì in mezzo (e noi sappiamo perché) , il Maestro Pino, che coniuga
dinamismo e precisione. E poi lui, il vero Fantasista, voce elegante (e vaffanculo Rosco),
presenza importante, grande goleador. Solita puntata delluomo in più che presenta i
suoi due bei brani e la cover Tutta mia la città e si va al pressing finale. Ci
incantiamo con Lamericano medio, ci estasiamo con Vitti na crozza
Primavera a Sarajevo e si chiude con limpareggiabile Contessa. Dovessi scegliere
lemozione più grande, direi Non piango più, ultimamente colonna sonora della mia vita. Come dopo ogni
concerto, celo a malapena la mia malinconia. E penso chissà quando ricapiterà. Ma
stavolta la magia non è finita, la faremo bastare fino al prossimo evento.
Il concerto
è stato descritto già meravigliosamente da Salvo (la metafora della partita di calcio è
azzeccatissima). Posso aggiungere che Enrico era talmente entusiasta che durante Il
portiere di notte, lui che durante lesecuzione di questo pezzo non si scompone
mai talmente è immedesimato nel ruolo, improvvisamente ha tirato fuori dalla tasca un
accendino e ridendo con qualcuno del pubblico, ha acceso la fiamma facendola oscillare.
Posso aggiungere della signora in prima fila che improvvisamente, in preda ad una sorta di
crisi isterica, ha cominciato a battere animosamente le mani in uno dei pochi momenti in
cui si era tutti tranquilli, provocando le nostre risa. Posso aggiungere che Enrico
durante lesecuzione di Mistero, troppo felice per la risposta del pubblico, dopo la
terza strofa ha ripetuto per due volte il ritornello, suscitando la perplessità dei
ragazzi, i quali da bravissimi professionisti quali sono, hanno recuperato subito alla
grande fra occhiate dintesa e sorrisi divertiti (solo noi esperti ci
siamo accorti del piccolo errore). Posso aggiungere che la VOCE di Enrico era come sempre
CALDA, AVVOLGENTE, UNICA, INIMITABILE E
INCONFONDIBILE (capito Rosco & C.?) , che le emozioni sono state davvero tante e
stupende e che vale sempre e comunque la pena
di assistere ad uno spettacolo
così
..
Cerchiamo di
salutare Enrico, ma lui è già andato via. Così ci dice Carmelo, il quale, da quel
momento, inizia ufficialmente il suo personalissimo dopo concerto. Ed è show autentico.
Carmelo racconta di quando costrinse un artista (non svela il nome) a suonare in casa sua
dopo aver montato tutta la strumentazione, americana compresa, per un pubblico composto
solo da lui e la sua famiglia, dovendogli
personalmente pagare un concerto che era stato
annullato. Io gli svelo che in occasione del concerto di Enrico a Roccamena, quando gli ho
inviato a mia firma, il pre-contratto, nel capitolo di bilancio non cera una lira,
contrariamente a quanto gli avevo garantito per telefono Ti avrei pagato a rate per
i prossimi 30 anni aggiungo. Gli racconto del mio incontro con Paddeu, che ho
svegliato mentre dormiva in camper, dopo essersi ingozzato di meloni roccamenese doc. Si
aggiungono allimprovvisato teatrino due ragazzi di Palermo, che avevo già
incontrato a Termini in febbraio. Quelli che definiremmo due tipi. E giù altre risate. Ci
ammazziamo di risate, solo a vederlo muovere, Carmelo. Figuratevi quando parla. E parla
tanto e nessuno osa (o meglio, impegnato a ridere, può), fermarlo Si continua con succosi
commenti su Anna Oxa Buddista. Sui suoi
rapporti con un sindaco della sua zona, notoriamente gay, che non lo fa lavorare. Proclama
con simpatia e senza ombra di disprezzo:Lunica è diventare froci. Ora divento
frocio anchiio. Poi rivolto a me e guardando Katia: Ma quando la sposi
questa bella ragazza? Purtroppo è già sposata rispondo. E Fabio
E già, è arrivato tardi. Lui rilancia Senti, tu lanno scorso sei
venuto a Centuripe con un ragazza bionda (Vero: in quelloccasione,
miracolosamente, non avevo litigato)
Si, ma
non era lei, anche se vi assomiglia. Tra un fiume di risate propongo a Carmelo di
lanciare una mia amica di Roccamena che canta benissimo. Ci ridiamo su per
mezzora, finchè non riesco a strapparli un mezzo impegno. Infine , tra il serio e
il faceto, si tocca largomento Blufi, con linevitabile riferimento a Michele
Gennaro, senza dubbio (chi ne conosce la storia lo sa) il fan ruggeriano n° 1 in
assoluto. Carmelo ci comunica dritte importanti che forse avranno presto un seguito. E un
segreto importante appreso direttamente da Enrico, che
non svelerò fino a giorno 23. Tra battute e risate si fanno le 2.30. Sono
volate via due piacevolissime ore, da aggiungere alle due magiche del concerto. Carmelo
saluta e si infila, non senza difficoltà, in macchina e parte. Noi ci salutiamo, non
escludendo di fare una puntatina, naturalmente
in gruppo (e litigi permettendo), al Nord per
un altro concerto.
Dopo concerto
allinsegna del puro divertimento. Ragazzi che risate con quel simpaticone di Lo
Cicero! Si sono verificate delle scene da cabaret non da poco! Fra laccento
particolare e le cose che raccontavano cera davvero da scompisciarsi. E stato
davvero triste questa volta lasciare la piazza, gli amici trovati e ritrovati e
quellatmosfera di calda accoglienza.
Ma ci sono
buone prospettive per il futuro: il concerto in un teatro del nord è un nostro sogno che
spero possa al più presto realizzarsi. E poi
mi sembra il caso di concludere con un
coretto: BLU-FI, BLU-FI, BLU-FI!!! |