Stamattina mi sono svegliato
con la luna storta, per cui cominciamo dalle note negative della trasferta.
Anzitutto Parabiago, se non sai esattamente
dovè, non ci arrivi mai perché è lunico comune dItalia sprovvisto di
segnaletica stradale. Si sa che è più o meno da quelle parti ma se esci al
casello di Arluno o di Rho, di indicazioni per la fantomatica Parabiago nemmeno
lombra e anche man mano che ti avvicini i cartelli ti indicano le macellerie, i
cimiteri e persino gli autolavaggi, ma di Parabiago nulla; se poi chiedi a sudati passanti
che pascolano lì sulla strada dove si trova sto paese, la risposta di tutti è
sempre dritto. E infatti, dopo una buona decina di chilometri sempre dritti,
ci accorgiamo di essere arrivati a destinazione solo perché il cartello davanti a noi
minaccioso esclama: Parabiago, città della calzatura.
Seconda nota negativa: le zanzare di Parabiago sono molto amiche di quelle di Settimo
Torinese, con la differenza che sono più piccole ma più bastarde ed amano infilarsi nei
tuoi vestiti per fare la pappa. Secondo le ultime indagini della doxa, a cantare le
canzoni con Enrico la media di zanzare inghiottite è di circa 10 a testa
..
Infine ammonizione allimpianto di illuminazione del palco: nelle prime file non si
vedeva quasi nulla, abbagliati come eravamo da fari mal posizionati che contribuivano a
farci vedere saltuariamente miracolose apparizioni di Enrico e band sul palco,
intervallate da bagliori e lampi di luce di spielberghiana memoria, ad attirare ancora
più zanzare e ad alzare la temperatura di altri 8 o 9mila gradi.
Ci sarebbe poi da commentare la bontà della pizza del dopo concerto, ma visto che era
luna e mezza non si può pretendere che il pizzaiolo avesse ancora le forze per fare
30 pizze buone senza colpo ferire, per cui sorvoliamo
.
Concerto: porcapaletta che serata!
Ad ogni nuovo concerto maturo in me la convinzione che sia stato bellissimo, il migliore
degli ultimi anni. Ma poi dopo una settimana ne vedo un altro e allora è quello ad essere
il migliore. E via dicendo ad ogni nuovo appuntamento.
Ieri sera la carica del Rouge era contagiosa: sarà il caldo, sarà la trasferta in terra
lombarda, saranno le due o tre migliaia di persone che gridavano, ma ho trovato un palco
molto rock caricato a molla che sembrava non dovesse finire mai. Nico Fortarezza è ormai
punto fermo della tournée e si cantano le sue canzoni con la stessa grinta con cui
cantiamo quelle di Enrico: questo ragazzo se lo merita davvero per la enorme simpatia, la
grande umiltà nei rapporti umani ed un talento musicale indiscutibilmente ricco di un
avvenire che gli auguriamo di cuore pieno di soddisfazioni.
Zio Rouge invece le soddisfazioni se le toglie tutte le volte sul palco, anche quando
sembra che stia pensando ad altro o scherzando con quei burloni (Billa in testa) alle sue
spalle che non fanno altro che farlo ridere, commentare, scherzare anche mentre va avanti
a cantare le sue canzoni. La cosa pazzesca è che si ricorda sempre le parole e non
sbaglia mai un frase.
E questo quello che trasmette il palco di Ruggeri: energia e allegria.
Non puoi strare fermo a contemplare un pluriventennale professionista della musica,
osservandone i gesti ed i movimenti od analizzandone le architetture musicali: quello puoi
farlo a casa da solo con il cd nelle cuffie.Al concerto devi far muovere il cemento sotto
i piedi ed ammirare laffiatamento di una band che ha una media di quarantanni
suonati ma rende sempre benissimo lidea di cosa voglia dire fare un mestiere
divertendosi e facendo divertire.
Ciops |