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REPORTAGES DA PARABIAGO 16 LUGLIO 05
(by CIOPS)

 

Stamattina mi sono svegliato con la luna storta, per cui cominciamo dalle note negative della trasferta.

Anzitutto Parabiago, se non sai esattamente dov’è, non ci arrivi mai perché è l’unico comune d’Italia sprovvisto di segnaletica stradale. Si sa che “è più o meno da quelle parti” ma se esci al casello di Arluno o di Rho, di indicazioni per la fantomatica Parabiago nemmeno l’ombra e anche man mano che ti avvicini i cartelli ti indicano le macellerie, i cimiteri e persino gli autolavaggi, ma di Parabiago nulla; se poi chiedi a sudati passanti che pascolano lì sulla strada dove si trova sto’ paese, la risposta di tutti è “sempre dritto”. E infatti, dopo una buona decina di chilometri sempre dritti, ci accorgiamo di essere arrivati a destinazione solo perché il cartello davanti a noi minaccioso esclama: “Parabiago, città della calzatura”.
Seconda nota negativa: le zanzare di Parabiago sono molto amiche di quelle di Settimo Torinese, con la differenza che sono più piccole ma più bastarde ed amano infilarsi nei tuoi vestiti per fare la pappa. Secondo le ultime indagini della doxa, a cantare le canzoni con Enrico la media di zanzare inghiottite è di circa 10 a testa…..
Infine ammonizione all’impianto di illuminazione del palco: nelle prime file non si vedeva quasi nulla, abbagliati come eravamo da fari mal posizionati che contribuivano a farci vedere saltuariamente miracolose apparizioni di Enrico e band sul palco, intervallate da bagliori e lampi di luce di spielberghiana memoria, ad attirare ancora più zanzare e ad alzare la temperatura di altri 8 o 9mila gradi.
Ci sarebbe poi da commentare la bontà della pizza del dopo concerto, ma visto che era l’una e mezza non si può pretendere che il pizzaiolo avesse ancora le forze per fare 30 pizze buone senza colpo ferire, per cui sorvoliamo…….

Concerto: porcapaletta che serata!
Ad ogni nuovo concerto maturo in me la convinzione che sia stato bellissimo, il migliore degli ultimi anni. Ma poi dopo una settimana ne vedo un altro e allora è quello ad essere il migliore. E via dicendo ad ogni nuovo appuntamento.
Ieri sera la carica del Rouge era contagiosa: sarà il caldo, sarà la trasferta in terra lombarda, saranno le due o tre migliaia di persone che gridavano, ma ho trovato un palco molto rock caricato a molla che sembrava non dovesse finire mai. Nico Fortarezza è ormai punto fermo della tournée e si cantano le sue canzoni con la stessa grinta con cui cantiamo quelle di Enrico: questo ragazzo se lo merita davvero per la enorme simpatia, la grande umiltà nei rapporti umani ed un talento musicale indiscutibilmente ricco di un avvenire che gli auguriamo di cuore pieno di soddisfazioni.
Zio Rouge invece le soddisfazioni se le toglie tutte le volte sul palco, anche quando sembra che stia pensando ad altro o scherzando con quei burloni (Billa in testa) alle sue spalle che non fanno altro che farlo ridere, commentare, scherzare anche mentre va avanti a cantare le sue canzoni. La cosa pazzesca è che si ricorda sempre le parole e non sbaglia mai un frase.
E’ questo quello che trasmette il palco di Ruggeri: energia e allegria.
Non puoi strare fermo a contemplare un pluriventennale professionista della musica, osservandone i gesti ed i movimenti od analizzandone le architetture musicali: quello puoi farlo a casa da solo con il cd nelle cuffie.Al concerto devi far muovere il cemento sotto i piedi ed ammirare l’affiatamento di una band che ha una media di quarant’anni suonati ma rende sempre benissimo l’idea di cosa voglia dire fare un mestiere divertendosi e facendo divertire.

Ciops