FINALMENTE GIOCO IN CASA.
Nessuna trasferta, nessun viaggio lungo su autostrade dissestate, nessuna tappa
allautogrill
è la band che viene da noi piemontesi. Fatto
strano
solitamente siamo sempre noi a rincorrere loro su e giù per lItalia!
La giornata non inizia nel migliore dei modi: sveglia alle ore 6.30 causa un corso di
informatica alluniversità, che alla fine non si è svolto in quanto il docente si
era dimenticato le chiavi dellaula a casa. (UUARRRRGH!!!)
Fortunatamente il pomeriggio si dimostra più benevolo nei miei confronti. ..per non
parlare poi della serata!
Alessandro da Genova viene a prendermi nel pomeriggio proprio vicino a casa. Pensate che
non è mai stato a Torino, non aveva con sé cartine (autostradali, intendo) ed è
riuscito a raggiungermi senza problemi e senza perdersi basandosi sulle basilari
indicazioni che gli avevo fornito per telefono qui le cose sono due: o io mi so
spiegare troppo bene o lui ha uno spiccato senso dorientamento- (e chi mi conosce sa
che delle due ipotesi lunica plausibile è la seconda).
Insieme facciamo un giro per la città, confondendoci tra le centinaia di persone che
solitamente il sabato pomeriggio affollano le aree pedonali del centro. Poi saltiamo in
macchina e ci dirigiamo verso il luogo dove avremmo trovato Danilo
lui mi aveva
detto che ci saremmo visti allentrata di un locale
ma non mi ricordavo bene
come si chiamasse.. .era un nome strano, questo sicuro. Qualcosa di simile a Baba Raja.
Arriviamo nella piazza, ci guardiamo intorno, e vediamo uninsegna: Kata Raja. Ok, è
questo, pensiamo. Poi camminando notiamo un altro locale: Baba Jaga. Ma vaff
Quale
sarà dei due??
Un dilemma ci assale: se noi rimaniamo davanti al Kata Raja e Dani è al Baba Jaga non ci
vedrà! E se noi dal Kata Raja andiamo al Baba Jaga e lui ci aspetta al Kata Raja
?
Eh eh eh!
Conclusione: non ci troviamo. :-D Ci telefoniamo, diciamo lo scioglilingua e scopriamo di
essere a 2 metri di distanza luno dallaltro
Ma va bin li stes, né!
Destinazione: paradiso. (che in quel preciso momento non poteva che significare Teatro
della Concordia).
Ale ed io riponiamo nel guidatore, Danilo, tutta la nostra fiducia nellarrivare alla
meta senza ritardare ma soprattutto senza perderci. Non lavessimo mai fatto. No,
scherzo
è che.. sfido io a trovare al primo colpo quel teatro! Chiediamo
informazioni a diversi venaries
venarian
.venaredies
venariesin
va
bè, a quelli che incontriamo. Tre persone, tre diverse versioni.
Comunque arrivati là (teatro bellissimo di grande capienza, struttura moderna in vetro
megalattica, ci sembrava appena scartato, odorava di nuovo) ritrovo la solita,
piacevolissima atmosfera che si crea in compagnia di vecchi e nuovi amici. Raffa ed
Elvira, Adriana e Serafina, Gianluca (grazieeeeee per il cd, sei stato di parola!), le
Cinzie (di Milano e di Collegno), e poi Elisa, Stefano
Man mano che si avvicinano le 21.00 il clima si fa più incandescente, forse anche perché
abbiamo mangiato la pizza in un posto dal clima caraibico (circa 35-40 gradi).
E ora, prendiamo posto. (non senza discussioni
i numerini delle poltroncine
erano tutti sfalsati, e una signora voleva intromettersi tra di noi rompendo la nostra
indissolubile schiera). Le luci si spengono.
Ho un flashback: esattamente un anno prima, il 19 marzo 2004, sempre alle nove, ero a
teatro: stessi amici affianco, stessi amici sul palco.
Un brivido e
. il nostro apre tra equilibrio e simmetria cantando tra
lazzurro e la città come fosse sospeso per aria. Intuiamo immediatamente
dallincipit del concerto che avremmo assistito ad uno spettacolo unico: scaletta
decisa poco prima in viaggio, ci dicono. Questi sono i concerti che prediligo: non
appartenendo ad un tour
non sai che cosa ti aspetta. Ma una cosa è certa: emozioni a
raffica, mentre Enrico ci fa il dono del portiere di notte, rien ne va plus, gli occhi del
musicista, prima del temporale, a un passo dalle nuvole, quello che le DONNE non dicono
(..vero Elvira? Vero Raffa?!) e la canzone della verità (indescrivibile lattimo in
cui si è fermata la musica dopo le parole non è soltanto un fatto di
velocità. Un secondo di silenzio, e poi quel non è la notte che
veeerrààà gridato, senza base musicale
è stata una cosa da brividi lungo la
schiena).
Poi, inaspettatamente, si prosegue con non finirà (piccolo preambolo del grande Luigi che
si appropria del microfono), poi nuovo swing, con la memoria, il giudizio universale,
certe donne (!!!), il fantasista, gimondi e il cannibale. Cosa è successo quando ha
iniziato a cantare lultimo pensiero lo sanno solo i presenti. E con
Fantasmi di città (stupenda anche la presentazione della stessa) si è toccato
lapice. La nostra fila ha fatto con successo, lasciatemi dire- il coro
domine-mundi
la gente ci guardava allibita! Un grande sorriso di Enrico
ci riempie il cuore di gioia. Alla fine del brano, un boato. E naturalmente grida a
squarcia gola da chi, a dispetto dei disavvezzati, era pienamente consapevole
di quello che era appena accaduto.
Poi, con La preghiera del matto, sapete tutti che le poltroncine diventano
inspiegabilmente scomode. Uno sguardo dintesa tra di noi e
.di corsa sotto al
palco per ballare e scatenarci con Peter Pan, mistero, primavera a Sarajevo e Contessa.
Alle note di ti abbandoni liberi le mani giustamente io e Ciops, ridendo come
matti, prendiamo scherzosamente le distanze da Danilo.
Il palco non risulta essere molto alto, e quelli della prima fila si ritrovano con Enrico
faccia a facc
. bè, oddio
non era proprio un faccia a faccia! Va bè, i
presenti o meglio, LE presenti- sanno, e non cè alcun bisogno di commentare.
Mi guardo intorno: i nostri volti perduti assumono le più svariate sfumature di colore:
prima rosso, poi fucsia, bordeaux
. Enrico proprio non ne vuole sapere di stare un
metro più indietro, le nostre mani stanno nella sua, lo sfiorano, battono il tempo, che
inevitabilmente rincorre la fine dello show fino allultimo grazieeeee.
Due ore mozzafiato. Le ho vissute come un pezzo di vita nella vita, per dirla
alla vie en rouge, come una parentesi. Dal momento che inizia la musica mi concentro su di
essa, colgo le sue più impercettibili sfumature, divento spettatore e mi dimentico chi
sono, scordo gli affanni della vita e tutti i pensieri che fino a un attimo prima avevo in
testa.
Dopo aver saccheggiato il teatro di locandine e poster vari (memorabile limpresa
compiuta con Serafina, scassinando le gabbie che li proteggevano) ci piazziamo fuori
davanti alluscita di sicurezza. 4 chiacchiere sprofondando nelle sabbie mobili misto
melma-fanghiglia con Lorenzo, Luigi, Pino e il Nano. Billa aveva di meglio da fare
.
Poi rientriamo dentro e, sorseggiando un caffè, vediamo arrivare Enrico, con il quale ci
tratteniamo per foto e autografi. Purtroppo ci tocca salutare alcuni membri del gruppo,
perché giustamente non abitano proprio dietro langolo (ma ci troveremo
ancoraaaa
). Noi invece non abbiamo la minima intenzione di tornarcene a casa.
Infatti con Ciops, Danilo, Adriana, Serafina ed Elisa decidiamo di proseguire la
serata/nottata al Baga Jaga (!!!!) tra brioches, cappuccino e
gli unici
asociali io e Marco che ci buttiamo sulla cajpiroska. Tra chiacchiere e
qualche battuta (Adri no comment
sei riuscita a far scappare Ciops in bagno!!!!!!!!)
si fanno le tre e si torna a casa. Dentro al letto gli occhi bene aperti, e i parquet che
sembrano deserti
Un grazie davvero di cuore lo devo a coloro che hanno condiviso con me questi
momenti, e un saluto affettuoso a tutti i numerosi non presenti fisicamente.
(mentalmente credo ci fossero anche loro
Cri, Dav, Gio, Susy
) ALLA PROSSIMA!!!
Anna Alcy
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