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CONCERTO  A VENARIA REALE (TO)

DEL 19 MARZO 2005 (by ANNA)

 

FINALMENTE “GIOCO IN CASA”. Nessuna trasferta, nessun viaggio lungo su autostrade dissestate, nessuna tappa all’autogrill… è la band che viene da noi piemontesi. Fatto strano…solitamente siamo sempre noi a rincorrere loro su e giù per l’Italia!

La giornata non inizia nel migliore dei modi: sveglia alle ore 6.30 causa un corso di informatica all’università, che alla fine non si è svolto in quanto il docente si era dimenticato le chiavi dell’aula a casa. (UUARRRRGH!!!)

Fortunatamente il pomeriggio si dimostra più benevolo nei miei confronti. ..per non parlare poi della serata!

Alessandro da Genova viene a prendermi nel pomeriggio proprio vicino a casa. Pensate che non è mai stato a Torino, non aveva con sé cartine (autostradali, intendo) ed è riuscito a raggiungermi senza problemi e senza perdersi basandosi sulle basilari indicazioni che gli avevo fornito per telefono –qui le cose sono due: o io mi so spiegare troppo bene o lui ha uno spiccato senso d’orientamento- (e chi mi conosce sa che delle due ipotesi l’unica plausibile è la seconda).

Insieme facciamo un giro per la città, confondendoci tra le centinaia di persone che solitamente il sabato pomeriggio affollano le aree pedonali del centro. Poi saltiamo in macchina e ci dirigiamo verso il luogo dove avremmo trovato Danilo… lui mi aveva detto che ci saremmo visti all’entrata di un locale… ma non mi ricordavo bene come si chiamasse.. .era un nome strano, questo sicuro. Qualcosa di simile a Baba Raja.

Arriviamo nella piazza, ci guardiamo intorno, e vediamo un’insegna: Kata Raja. Ok, è questo, pensiamo. Poi camminando notiamo un altro locale: Baba Jaga. Ma vaff… Quale sarà dei due??

Un dilemma ci assale: se noi rimaniamo davanti al Kata Raja e Dani è al Baba Jaga non ci vedrà! E se noi dal Kata Raja andiamo al Baba Jaga e lui ci aspetta al Kata Raja… ? Eh eh eh!

Conclusione: non ci troviamo. :-D Ci telefoniamo, diciamo lo scioglilingua e scopriamo di essere a 2 metri di distanza l’uno dall’altro… Ma va bin li stes, né!

Destinazione: paradiso. (che in quel preciso momento non poteva che significare Teatro della Concordia).

Ale ed io riponiamo nel guidatore, Danilo, tutta la nostra fiducia nell’arrivare alla meta senza ritardare ma soprattutto senza perderci. Non l’avessimo mai fatto. No, scherzo… è che.. sfido io a trovare al primo colpo quel teatro! Chiediamo informazioni a diversi venaries…venarian….venaredies…venariesin… va bè, a quelli che incontriamo. Tre persone, tre diverse versioni.

Comunque arrivati là (teatro bellissimo di grande capienza, struttura moderna in vetro megalattica, ci sembrava appena “scartato”, odorava di nuovo) ritrovo la solita, piacevolissima atmosfera che si crea in compagnia di vecchi e nuovi amici. Raffa ed Elvira, Adriana e Serafina, Gianluca (grazieeeeee per il cd, sei stato di parola!), le Cinzie (di Milano e di Collegno), e poi Elisa, Stefano…

Man mano che si avvicinano le 21.00 il clima si fa più incandescente, forse anche perché abbiamo mangiato la pizza in un posto dal clima caraibico (circa 35-40 gradi).

E’ ora, prendiamo posto. (non senza discussioni…i numerini delle poltroncine erano tutti sfalsati, e una signora voleva intromettersi tra di noi rompendo la nostra indissolubile schiera). Le luci si spengono.

Ho un flashback: esattamente un anno prima, il 19 marzo 2004, sempre alle nove, ero a teatro: stessi amici affianco, stessi amici sul palco.

Un brivido e…. il “nostro” apre tra equilibrio e simmetria cantando tra l’azzurro e la città come fosse sospeso per aria. Intuiamo immediatamente dall’incipit del concerto che avremmo assistito ad uno spettacolo unico: scaletta decisa poco prima in viaggio, ci dicono. Questi sono i concerti che prediligo: non appartenendo ad un tour…non sai che cosa ti aspetta. Ma una cosa è certa: emozioni a raffica, mentre Enrico ci fa il dono del portiere di notte, rien ne va plus, gli occhi del musicista, prima del temporale, a un passo dalle nuvole, quello che le DONNE non dicono (..vero Elvira? Vero Raffa?!) e la canzone della verità (indescrivibile l’attimo in cui si è fermata la musica dopo le parole “non è soltanto un fatto di velocità”. Un secondo di silenzio, e poi quel “non è la notte che veeerrààà” gridato, senza base musicale…è stata una cosa da brividi lungo la schiena).

Poi, inaspettatamente, si prosegue con non finirà (piccolo preambolo del grande Luigi che si appropria del microfono), poi nuovo swing, con la memoria, il giudizio universale, certe donne (!!!), il fantasista, gimondi e il cannibale. Cosa è successo quando ha iniziato a cantare “l’ultimo pensiero” lo sanno solo i presenti. E con Fantasmi di città (stupenda anche la presentazione della stessa) si è toccato l’apice. La nostra fila ha fatto –con successo, lasciatemi dire- il coro “domine-mundi”… la gente ci guardava allibita! Un grande sorriso di Enrico ci riempie il cuore di gioia. Alla fine del brano, un boato. E naturalmente grida a squarcia gola da chi, a dispetto dei “disavvezzati”, era pienamente consapevole di quello che era appena accaduto.

Poi, con La preghiera del matto, sapete tutti che le poltroncine diventano inspiegabilmente scomode. Uno sguardo d’intesa tra di noi e….di corsa sotto al palco per ballare e scatenarci con Peter Pan, mistero, primavera a Sarajevo e Contessa.

Alle note di “ti abbandoni liberi le mani” giustamente io e Ciops, ridendo come matti, prendiamo scherzosamente le distanze da Danilo.

Il palco non risulta essere molto alto, e quelli della prima fila si ritrovano con Enrico faccia a facc…. bè, oddio…non era proprio un faccia a faccia! Va bè, i presenti –o meglio, LE presenti- sanno, e non c’è alcun bisogno di commentare. Mi guardo intorno: i nostri volti perduti assumono le più svariate sfumature di colore: prima rosso, poi fucsia, bordeaux…. Enrico proprio non ne vuole sapere di stare un metro più indietro, le nostre mani stanno nella sua, lo sfiorano, battono il tempo, che inevitabilmente rincorre la fine dello show fino all’ultimo “grazieeeee”.

Due ore mozzafiato. Le ho vissute come un pezzo di “vita nella vita”, per dirla alla vie en rouge, come una parentesi. Dal momento che inizia la musica mi concentro su di essa, colgo le sue più impercettibili sfumature, divento spettatore e mi dimentico chi sono, scordo gli affanni della vita e tutti i pensieri che fino a un attimo prima avevo in testa.

Dopo aver saccheggiato il teatro di locandine e poster vari (memorabile l’impresa compiuta con Serafina, scassinando le gabbie che li proteggevano) ci piazziamo fuori davanti all’uscita di sicurezza. 4 chiacchiere sprofondando nelle sabbie mobili misto melma-fanghiglia con Lorenzo, Luigi, Pino e il Nano. Billa aveva di meglio da fare…. Poi rientriamo dentro e, sorseggiando un caffè, vediamo arrivare Enrico, con il quale ci tratteniamo per foto e autografi. Purtroppo ci tocca salutare alcuni membri del gruppo, perché giustamente non abitano proprio dietro l’angolo (“ma ci troveremo ancoraaaa…”). Noi invece non abbiamo la minima intenzione di tornarcene a casa. Infatti con Ciops, Danilo, Adriana, Serafina ed Elisa decidiamo di proseguire la serata/nottata al Baga Jaga (!!!!) tra brioches, cappuccino e… gli unici “asociali” io e Marco che ci buttiamo sulla cajpiroska. Tra chiacchiere e qualche battuta (Adri no comment…sei riuscita a far scappare Ciops in bagno!!!!!!!!) si fanno le tre e si torna a casa. Dentro al letto gli occhi bene aperti, e i parquet che sembrano deserti…

“Un grazie davvero di cuore lo devo a coloro” che hanno condiviso con me questi momenti, e un saluto affettuoso a tutti i numerosi “non presenti fisicamente”. (mentalmente credo ci fossero anche loro…Cri, Dav, Gio, Susy…) ALLA PROSSIMA!!!

Anna Alcy


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Anna e Marco con Enrico

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Anna, Serafina e Adriana

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Ale, Anna e Ciops

 

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Ale e Ciops

 

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Amici di Peter Pan

 

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Elvira, Raffaella e Anna

 

 

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Foto artistica

 

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Amici di Peter Pan

 

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La Raffa!

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Raffa, Anna, Danilo e Ale.