REPORTAGE DA CHIARI

9 SETTEMBRE 05

                  (by ANNA)

QUESTE sono le cose per le quali vale la pena vivere.
QUESTE sono le cose che fanno bene alla vita, all’animo, al morale, alla mente, al fisico.
E’ stato grandioso, il concerto. E Enrico pure. Come già vi accennavo, uno “dei concerti più..”, di quelli da raccontare e da ricordare a distanza di anni con gli amici che erano con te.
Grazie al cielo sono partita, quel venerdì 9 settembre. Non mi sono fatta intimorire dal maltempo, dall’opposizione della mamma, dal piccolo incidente domestico mattutino, né tantomeno dagli ennesimi ritardi ferroviari e coincidenze perse. MENO MALE.
Meno male, dicevo, perché non me lo sarei mai perdonata.
I protagonisti: Cristina di Rapallo, Ciops, Ale di Genova coi suoi amici Marilù e Claudio, Lollo, la Lolla, Simone e Romilda, e poi Caterina, Peter086, Laura, Gian, Stefano, Ilaria, Marina di Chieti e il suo compagno… Ciao ragazzi. Ripresi dall’evento? Sani e salvi, anche dopo tutta l’acqua che abbiamo preso? Io a parte il collo che scricchiola e cigola ed emette strani “scriiik” tutto bene.
Arriviamo in piazza Martiri col tempismo di sempre, ossia all’inizio delle prove.
Mi luccicano gli occhi: sarà la pioggia? sarà Enrico che mi saluta con uno di quei sorrisi che non ti scordi finchè campi? Sarà perché mi commuovo nel vedere quel palco così solido e robusto e ben coperto a-prova-di-uragano? So solo che sono felice, e che la storia è ancora tutta da scrivere, la sera tutta da vivere.
Le prove sono un mini-concerto: ascoltiamo 7 canzoni per intero. Le due di Nico fanno uno strano effetto a me e alla Cri: inspiegabilmente, presi dal ritmo e dalla voce di Nico, iniziamo a saltellare e sguazzare tra una pozzanghera e l’altra, cantando e ridendo come matte sotto agli ombrelli.
Enrico canta due volte Canzone per te, omaggiando magistralmente l’appena scomparso Sergio Endrigo. Enrico ci lascia a bocca aperta: noi conosciamo le parole del testo, ma non la cantiamo: c’è da rimanere immobili ad ascoltarla, talmente è un’interpretazione toccante, intensa, profonda.
Poi si parte con Sweet Jane e La preghiera del matto. Siamo già spompate. Sfido io a saltare e ballare su un terreno sì tanto scivoloso come quello che avevamo sotto i piedi.
E poi eccolo. 400 km percorsi per conoscerlo. E’ lui, l’ospite più atteso. L’AMERICANO MEDIO!
Non so dirvi cosa si provi ascoltando il brano la prima volta dal vivo: è una sensazione strana, curiosità misto eccitazione. La trovo una canzone davvero geniale, e un conto è sentirla a casa dalla radio, un conto è gustarsela con quel sonoro, con Enrico davanti, potendola gridare al mondo in compagnia dei propri amici….Sono emozioni da da da… da provare!
Nel frattempo sistemiamo il nostro striscione chilometrico di tessuto sulle transenne. (no, scherzo, non era chilometrico…era solo lungo 6 metri).
Sopra c’è scritto (per la serie niente peli sulla lingua, vero Cri, vero Adri? ) “NICO 6 FICO” .
Ma la cosa tattica era che, all’occorrenza, si calava sulla lettera N di Nico un altro pezzo di stoffa, con la scritta ENR in modo che anche il nostro Rouge fosse “incluso”.
Molliamo sotto l’acqua, borse, ombrelli, striscioni e quant’altro e andiamo a mangiare un’ottima prelibata cena, festeggiando il compleanno di Luigi con tanto di canti, brindisi e regali.
(quante ghignate!!! E quando gli abbiamo consegnato la maglietta con la stampa University of MAIOLATI SPONTINI , col numero degli anni in mezzo?? Risata generale... ed Enrico sembrava quasi più entusiasta del festeggiato!)
Tra salumi (tanto graditi da Mr. Ciops!), risotto ai funghi, penne all’arrabbiata e dolci prelibati si ride, si scherza e si va giù di vinello rosso.
Enrico continuava a salutarmi: Alcy.. AAlcy… AAAAlcy… io mi giravo verso di lui, sorridevo, arrossivo, e mi rigiravo dall’altra parte. Ma che pirla sono??????
Poi foto, autografi, tutti come sempre al massimo della disponibilità.
Una particolare attenzione và alle due foto che ho fatto ad Enrico (gli ho chiesto prima il permesso di farle, poi di pubblicarle. Eh eh , sia chiaro, ho la coscienza pulita).
La prima foto è scattata alla saputa di Enrico di una ragazza vegetariana; nell’altra gli dico: “E ora dimmi AAAAlcy come facevi prima”. Il risultato? sembra un serial killer.
Poi Nico dice delle cose bellissime sul nostro conto, Nano ci intrattiene col Billa in simpatiche pose sexy davanti al jukebox, e il tempo trascorre così veloce che, quasi di soprassalto, ci accorgiamo che è meglio tornare fuori ai posti da combattimento.
Fuori piove già da ore, ma nonostante ciò la gente popola la piazza.
Noi abbiamo PERSO la prima fila. E pure la seconda. E pure la terza. Una marea di seggioline bianche invadono il terreno sino a un millimetro dalla transenna, senza alcuna possibilità di passaggio. La gente, comodamente seduta, tiene l’ombrellino aperto e ci guarda come per dire “ e mo’ questi che vogliono fare? Poveretti, gli tocca stare al fondo, eh eh!”
Io mi demoralizzo, ma Lollo mi fa coraggio e con lui iniziamo una battaglia per avvicinarci verso il palco.
Quando il mitico Nano dà il via alla festa inizia a piovere più forte. Diluvia. La serata sembra iniziare male: siamo bagnati, distanti dal palco e intralciati dalle sedie.
MA….
…ma è la musica a tirarci fuori dalla brutta situazione: ci fa muovere, saltellare piano, poi sempre più forte, la gente ci fa spazio per non essere travolta. Poi magicamente si alzano tutti di botto, come usciti dal letargo, e si crea più spazio. In men che non si dica siamo vicini alla transenna. Perfetto. Chiudiamo tutti gli ombrelli, e ci lasciamo travolgere dall’acqua che scende fittissima: la pioggia ci è entrata nel cuore, scendendo fino agli scaponi.
Intanto cantiamo a squarcia gola, balliamo, sguazziamo. Sensazione MERAVIGLIOSA. Poche volte mi sono sentita così bene. Noi amici, tutti assieme, accalcati a saltare e cantare sotto l’acquazzone, e la musica travolgente, Enrico che ci guarda divertito, noi che ci si sorreggiamo gli uni agli altri… non eravamo più dei singoli, ma una cosa sola: tutti uguali, noi, sotto lo stesso mare che ci bagna. Quando ha smesso di piovere mi è quasi dispiaciuto.
Non piango più mischia le mie lacrime alla pioggia.
Poi sale Nico sul palco. Quando sento le prime note di Felicemente instabile senza nemmeno pensarci urlo a Cri che è davanti a me: INVASIONE DI CAMPOOOOOOO!
Non le do nemmeno il tempo di capire, la sollevo di botto, e lei scavalca la transenna. Non so perché l’ho fatto, è stata una cosa venuta da dentro, un impulso innato. Poi scavalco io con gli altri del gruppo seguiti dagli astanti.
Ci ritroviamo così appiccicati al palco, come ai vecchi bei tempi delle innumerevoli strette di mano, degli sguardi occhi dentro agli occhi, delle mani che si abbandonano in cielo e non solo.
Solo noi e lui, più vicini e felici che mai. Naturalmente gli organizzatori ci hanno invitato a tornare indietro, ma noi il loro invito proprio non lo abbiamo accettato, e siamo rimasti lì fino a Contessa.
Ometto il solito referto clinico su crepacuore, pressione arteriosa, stravolgimento dei sensi e possibili svenimenti dovuti alla troppa vicinanza con chi, quella sera, ci ha fatto sognare ed emozionare come non mai.
Poi è il momento di Canzone per te. Il comico Braida direbbe: “da far accapponare la pelle!!!”
E quando inizia l’americano medio c’è il delirio più totale, Enrico la canta con energia, spirito, grinta e passione. E quel coro di “Oh o oh oho ooooh”?? Ah, davvero fantastico!
Finito quello che posso definire un avvenimento senza precedenti, felice come una Pasqua, saluto la band e alcuni dei nostri che purtroppo dovevano scappare.
Con le bacchette del Nano richiamo l’attenzione del gruppo. Via! Tutti alla ricerca di un pub dove trascorrere il resto della serata e magari asciugarci.
Rimaniamo nel locale fino a tardi, trascorrendo momenti divertentissimi tra noi e con quel pazzoide pervertito del barista che girava in kilt scozzese e perizoma con tanto di maialino di peluches sul davanti.
Nel viaggio di ritorno con Ciops (che ringrazio per avermi ancora una volta riportata a casa sana e salva) mettiamo l’americano medio a tutto volume e ci imbattiamo nell’impresa di trovare l’autostrada - sempre segnalata, sì, ma che in realtà non troviamo se non dopo diversi km di strade piene di rotonde ogni due metri.
Poi ci si tuffa in un interessante allettante discorso che ci tiene ben svegli sino all’arrivo a casa, a Torino, alle 5 del mattino.
Il tempo, se lo trascorri con gli amici, passa troppo in fretta. E se poi c’è di mezzo Enrico….è proprio vero: LA FESTA APPENA COMINCIATA…….E’ GIA’ FINITA!!!

Anna Alcy

clicca sulle foto per vederle ingrandite!
(commento alle foto a cura di Ciops, senza l'autorizzazione dell'autrice del reportage)

Anna e Nico
Prima del concerto: Anna e Nico
in posa.
Peter e Ciops
Incredibile ma vero: sia Peter che
Ciops pronunciano la stessa vocale.
Vegeteriana
Enrico ha appena scoperto che una fan
è vegetariana: questa è la sua reazione.
Aaaaalcy
Rrouge stà provando a dire
"Alcy". La foto immortala il finale
Pizzicata
Ciops tenta di pizzicare Enrico.
Enrico gradisce!
Chiari
Evidenti prove della presenza
di Enrico a Chiari
 

 

Striscione
Lo striscione double-face
Atmosfera
Si comincia a creare l'atmosfera
Oooooooh
Tutti in coro: O-oooh-ooo-ooo!!
Quello che le donne
Quello che le donne non dicono.
Fronte del palco
Fronte del palco
e andiamo
E andiamo!!!!
Statuario
Posa statuaria
Saluti
Saluti finali.
Lollo
Lollo a fine concerto ci beve sù
Anna e Pino
Alcy e Pino beati e goduti