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Come tutti sanno all’interno di questo album Enrico Ruggeri ha voluto interpretare sette famosi brani di altrettanti grandi artisti della musica punk e rock degli anni ’70 ed ’80 che hanno anche contribuito alla sua personale formazione musicale; nel dettaglio ho pensato di dare (a quei pochi che non lo sapessero) un piccolo assaggio di storia su chi erano questi artisti e che cosa hanno rappresentato con le loro canzoni nel loro tempo.


SEX PISTOLS – GOD SAVE THE QUEEN (1977)
45 giri (ITA): VIRGIN VIN-45009
45 giri (UK): VIRGIN VS-181

Che Enrico fosse legato ai Sex Pistols ed in particolare al loro uomo guida Malcolm McLaren era chiaro già nel 1977 quando i Decibel pubblicizzarono un concerto che in realtà mai avrebbe avuto luogo, giusto per vedere “l’effetto che fa”. Rissa tra punk e autonomi, trafiletti sui giornali, contratto discografico: lo “scherzo” in stile McLaren diede il via alla carriera discografica dei Decibel e dunque a quella di Enrico.

Dopo un serie di singoli, i cui contenuti oltraggiosi e fuori dagli schemi avevano scandalizzato mezza Gran Bretagna, i Sex Pistols (Johnny Rotten e Sid Vicious ne sono stati le bandiere) racchiudono il loro lavoro nell’album “Never mind the Bollocks: here’s the Sex Pistols”, ancora oggi considerato la pietra miliare del punk inglese e non solo.
Il brano “God save the Queen” insieme a “Anarchy in U.K.” diventa l’inno al nichilismo, alla rabbia, all’eccesso; musica grezza, che però scrive una pagina importante nella storia della musica rock’n roll.


DAVID BOWIE – THE JEAN GENIE (1973)
45 giri (ITA): RCA 74-0838
45 giri (GER): RCA 74-16238

Dire che cosa ha rappresentato il “Duca Bianco” nella storia della musica rock sarebbe comunque riduttivo e non può certo essere trattato in poche righe; limitiamoci dunque a dire che David Jones ha iniziato la carriera nel lontano 1967 appena ventenne e che ha da subito sfornato capolavori: “Space Oddity” è il trampolino di lancio e la sua musica psichedelica, condita da una buona dose di ambiguità sessuale, lo trasformano nel più influente rappresentante del decadentismo musicale e maestro di sinfonie che il rock contemporaneo ricordi.
“The Jean Genie” arriva in un periodo durante il quale Bowie abbandona il suo personaggio Ziggy, si sposta da uno stile beatlesiano per avvicinarsi decisamente più allo stampo dei Rolling Stones, trovando nel mercato inglese un bacino d’utenza che non lo soddisfa più; aprirà gli orizzonti all’America volgendo le sue attenzioni all’amico Mick Jagger, a Dylan e agli Who.


CLASH - THE GUNS OF BRIXTON (1979)
(non è mai uscito il singolo in Italia)
2LP “London calling”: CBS Clash 3

Musicisti e compositori dal talento indiscutibile, i Clash si formano in Inghilterra verso la fine del 1976 e malgrado il genere musicale di appartenenza sia sempre il punk dei contemporanei Sex Pistols, le loro canzoni urlate hanno tematiche profonde, dissacranti ma colte, che sanno spaziare nelle musicalità anche verso il jazz, lo ska od il più intimo reggae.
“The guns of Brixton” appartiene all’altro grande capolavoro della musica punk inglese, ovvero “London calling”, e può a tutti gli effetti definirsi una piccola enciclopedia dei suoni, magistralmente realizzati da Joe Strummer, Paul Simonon, Mick Jones e Terry Chimes.


VELVET UNDERGROUND – SWEET JANE (1970)
(non è mai uscito il singolo dei Velvet in Italia)
45 giri - Lou Reed (ITA): RCA TPBO-1034 (1974)
45 giri – Lou Reed (GER): RCA APBO-0238 (1974)

Mentre gli ideali di fine anni ’60 portavano i giovani hippies verso nuove psichedeliche sonorità, la band capitanata da Lou Reed e John Cale era un fulmine a ciel sereno: sesso, droga, follia e morte sono gli argomenti dei loro primi successi; l’angolo oscuro del rock dei Velvet avrebbe poi fatto scuola e chissà quante rock band sarebbero riusciti poi ad influenzare.
Lou Reed è formalmente ancora con il gruppo al tempo in cui uscì l’album “Loaded” all’interno del quale è contenuta “Sweet Jane”, ma se ne è già praticamente tirato fuori; la droga gli dà seri problemi, John Cale ha lasciato i compagni da quasi due anni e gli altri componenti faticano a restare uniti in una band; questo è l’ultimo album dei Velvet Underground prima che anche Reed se ne vada e che della loro angosciante e melodica musica i libri iniziassero a scriverne la storia.


RAMONES – I WANNA BE SEDATED (1978)
(non è mai uscito il singolo in Italia)
LP “Road to ruin”: SIRE SR6063
45 giri (HOL): SIRE SRKS-602

Si chiamano tutti Ramone come una grande famiglia: quello che creano a New York è infatti un cordone ombelicale che unisce a loro tutti i disadattati, i “teppisti”, i non allineati d’America; portano scarpe da ginnastica, jeans e chiodo e la loro devastante musica è ora demenziale ora sfrenatamente veloce, ma il più delle volte tutte e due le cose insieme contemporaneamente.
Il destino ha di recente portato via Joey (voce) e Dee Dee (basso) senza però cancellare il ricordo di una band che in vent’anni di onorata carriera ha scritto pagine bellissime di musica rock.
“Gabba-Gabba-Hey”, avrebbero detto loro…..


MOTT THE HOOPLE – ALL THE YOUNG DUDES (1972)
45 giri: (ITA): CBS 8271
45 giri: (HOL): CBS S 8271

Da fan a produttore, David Bowie si prodiga per rimettere insieme i pezzi di una band ormai spaccatasi e regala loro quella che diventerà non solo l’icona stessa del gruppo, ma la canzone simbolo del glam-rock. Curioso che nell’album omonimo ci sia anche la rilettura in chiave bowiana del successo “Sweet Jane” di quei Velvet Underground il cui decadentismo musicale ha certamente influenzato non poco la band di Hereford, improntata ad un rock molto muscolare ma non restìa comunque a qualche scappatella pop.


THE STRANGLERS – NO MORE HEROES (1977)
(non è mai uscito il singolo in Italia)
45 giri (U.K.): United Artists UA36300

“Art punk” è il genere musicale coniato apposta per questo gruppo, formatosi in Inghilterra nel 1974 e la cui musica ben concilia ritmi frenetici con melodie sofisticate di rock; si schierano tra le loro fila personaggi oltraggiosi, provocatori e socialmente anticonformisti (Cornwell e Burnel su tutti) ma la loro espressione artistica aggressiva ed orecchiabile li pone all’attenzione di critica e pubblico.

Anche e forse per questo motivo è (tra questi 7 grandi nomi) il gruppo che più sembra aver affascinato ed influenzato il nostro Ruggeri, incline ora alla composizione artistica propria del cantautore, ora al libero sfogo della sua indole punk, elementi che in questo lavoro discografico si sintetizzano in maniera molto efficace, chiarendo quanto un genere musicale storicamente scarno e diretto come il punk possa essere magistralmente riletto da un attento ed esperto conoscitore di musica come Enrico ed eseguito con sorprendente ricchezza ed attualità a distanza di trent’anni dal suo originale contesto storico.


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