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Senza parole.
Cominciamo dalla fine: un tripudio, la gente assiepata sotto il palco
che batte le mani, urla, applaude.
Dopo la conclusione del concerto per almeno 10 minuti nessuno si è
mosso, sperando in una nuova uscita.
Senza parole perché è stata una serata straordinaria, un concerto
meraviglioso, emozioni che da tempo si erano forse un po'
cristallizzate.
Arrivo in teatro alle 21 in punto, e noto, come unica nota stonata,
qualche posto vuoto di troppo.
Colpa della 'concorrenza' di Ligabue? Forse della sensazione, un po'
comune, di una certa fossilizzazione di Enrico nel proporre concerti
in stile Bregovic?
La risposta non c'è, ma l'atmosfera che si spande allo spegnersi delle
luci cancella tutte le domande.
Apre Andrea Mirò al piano, con la bellissima 'La giusta distanza';
Andrea canta 5 canzoni, e personalmente, pur amandola, avrei
qualcosa da obiettare scelta dei pezzi.
Lascia fuori 'Notte di Praga', 'La scelta di Slvia' e altre ancora,
preferendo 'Opinioni di un clown' e 'Romanzo popolare'. Belle ma già
sentite nei tour precedenti.
L'ingresso di Enrico è trionfale, e esplode in un suggestivo duetto in
Rien ne va plus.
Enrico sciorina un repertorio fatto di arrangiamenti affascinanti,
canzoni storiche e inamovibili si alternano a sorprendenti ritorni, come
Notte di stelle, Tango delle donne facili, E geppetto rimase di nuovo
solo.
Momenti commoventi nella presentazione e esecuzione di Lettera dal
fronte, accompagnata da un grande applauso a scena aperta.
Rientra Andrea, e dopo avre cantato L'uomo di metallo apre una parte di
duetti davvero interessanti: lei con violino, chitarra e voce a
accompagnare Enrico in una rinata Polvere e nelle travolgenti I
naviganti e Anna e il freddo che ha.
Niente parole né introduzioni per Nessuno tocchi Caino: una
particolarità che ho approvato moltissimo.
È il momento dei bis: e anche qui Enrico sorprende, rispolverando, in
duetto, una intima e lieve versione di Post Scriptum.
Ci si scatena con Primavera a Sarajevo, con la solita sempre più ironica
presentazione, e si chiude con una versione scatenata di
Contessa.
Un grande concerto, che per bocca di Enrico si protrarrà fino a
settembre, quando uscirà il suo nuovo lavoro.
Un tour assolutamente da non perdere, musicalmente maiuscolo e con un
evidente tendenza al ritorno verso arrangiamenti vecchia
maniera. Diciamo una mediazione, che potrebbe lasciare intendere un
imminente sterzata verso l'"old fashion" falco e gabbiano.
O forse no.
Ma, del resto, Enrico è abituato a stupirci, e ieri sera ci è riuscito
oltre le mie aspettative.
Un saluto a tutti e a presto, magari sott il palco!
Max
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