IO E RROUGE (Manuel di Cesenatico)
Io ho iniziato ad apprezzare Enrico nel 1987 in seguito al successo
riscosso dal brano vincitore al festival di S.Remo.
In quell'epoca un amico più grande iniziò a farmi ascoltare il live "Vai
Rrouge" ed in seguito "La parola ai testimoni", io ero piccolo ma non so
bene perchè mi entusiasmai per brani come "Il futuro è un'ipotesi", "Poco
più di niente" e "La signora del tempo che vola". Ricordo perfettamente
quando in auto, accomodatomi nel sedile posteriore, amavo ascoltare questi due album nelle
scorribande domenicali alle quali mi sottoponevano i genitori. Non sempre avevo voglia di
andare in montagna od in collina, però una cosa era certa: quando c'era Enrico che girava
sull'autoradio almeno i viaggi erano belli. Forse le mete meno ma almeno i viaggi erano
graditissimi. Rimasi molto colpito dal verso "Il futuro è un'ipotesi, forse il
prossimo alibi che vuoi. Il futuro è una scusa per ripensarci poi. Il futuro è una
voglia non si sa se sincera, il futuro è una donna che probabilmente spera. Fino a quando
chissà...".
Mi ricordo che chiedevo a mia madre cosa significasse esattamente questo verso e così per
la prima volta iniziai a riflettere sui testi delle canzoni, cosa che fino ad allora non
facevo limitandomi ad ascoltare la musica ed i ritmi. Infatti mia madre spesso insisteva
perchè io ascoltassi le parole delle canzoni e mi diceva :"Ascolta le parole, che
belle!" ma io non riuscivo a separare le parole dalla musica, ascoltavo la canzone e
basta. Ero ancora piccolino. Invece nel 1987, grazie ad Enrico, iniziò la mia avventura
nel mondo delle parole, esse mi avrebbero preso d'assalto senza mollarmi più. Ed infatti
ancora oggi i versi mi gironzolano nella testa e sono di volta in volta costretto a
metterli su carta.
Poi arrivarono l'album "Contatti" e la canzone "Che temperamento!". Mi
piacque subito, rimasi colpito dalla frase "Ed è rimasta tra le dita una foto che
scolora". Così cominciai a fantasticare riguardo a questa foto ed ai percorsi
interiori (ora li chiamo così, non certo allora) di un'ipotetica donna molto più grande
di me (la immaginavo così) mentre per la prima volta mi si poneva di fronte il problema
di relazionarmi con l'altro sesso (facevo le medie).
Mentre continuavo ad ascoltare "Poco più di niente" (tutt'ora il brano
preferito da mia madre che comunque non stravede per Rrouge) iniziavano a farsi sentire
brani come "Cielo nero" e "Punk prima di te". A me comunque in
quell'album piacque molto "Come stai?", questa marcetta così allegra, anche se
ne apprezzai davvero il significato solo diversi anni dopo.
E così mi succede per molte canzoni di Enrico, ho iniziato a capirle davvero solo molto
tempo dopo (quando invece mi sembrava di averle comprese già da subito) e perchè ciò
accadesse mi sarebbero dovuto succedere tutta una serie di cose, avrei dovuto vivere tutta
una serie di esperienze in campo emotivo e sentimentale che non erano ancora alla portata
di un ragazzino di quattordici o quindici anni. Proprio in quel periodo uscì Peter Pan e
da allora iniziai a procurarmi tutti gli album originali, anche quelli più vecchi che non
avevo mai sentito. E spesso qui si presentava un problema che sono sicuro è comune a
molti fans di Rrouge (con qualcuno ho parlato): gli amici ridevano un po' di questa mio
interesse atipico. Mentre tutti ascoltavano i gruppi di moda al momento oppure quelli
storici io mi dilettavo con Enrico, a volte era un imbarazzo rivelare la propria passione.
Davvero.
Poi arrivò "Mistero" ed il grande successo Sanremese e qua cominciai ad alzare
la cresta ad essere quasi orgoglioso del mio beniamino fino al punto che, raggiunta
l'adeguata maturità, iniziai a fregarmene. Era l'epoca di "Oggetti smarriti",
il primo album che mi lega ad una ragazza in modo particolare, guarda caso anche lei
ammiratrice di Rrouge. Il resto è cronaca recente.
Nell'ultimo anno e mezzo ho vissuto gli ultimi album di Enrico in maniera accelerata e
proprio in virtù delle mie esperienze sono riuscito ad apprezzare e capire meglio ogni
canzone ed ognuna di esse ha saputo regalarmi ancora una nuova emozione.
Anche io ho avuto "un' impronta sul muro perchè un quadro non c'è". Ho dovuto
fare a meno dei miei "Oggetti smarriti" per rendermi presto conto che
"Anch'io sono nel fango però guardo su le stelle...". Ed ho iniziato ad alzare
la testa ed a capire che "Domani è un altro giorno" e che "C'è un
desiderio che impossibile non è per un cuore grande che sorride ancora qui malgrado
te". E mentre cercavo dentro di me per trovare i miei tesori, l'isola di preziosità
che nascondo, mentre riacquistavo fiducia, ecco che ho potuto cominciare a salire in quota
e mi sono sentito io "L'uomo che vola", finalmente capace di cantare
"Arrivederci a queste mani e a questi sguardi...".
E mentre crescevo emotivamente continuavo a scrivere i miei versi, infatti la poesia e la
musica hanno da sempre accompagnato la mia maturazione sia come motivo di sfogo, sia come
motivo di riflessione.
Ringrazio Enrico per la poesia che ci regala e per l'orgoglio che continua a battere nelle
sue canzoni. Non ha mai abbassato la testa, ha capito quando era il momento di non
piangere più e di guardare avanti pur sempre consapevole che del domani non bisogna
farsene un'ossessione ("Che domani sia ci penseremo poi"). Il futuro è un
giardino da annaffiare ma è anche una donna che probabilmente spera. Sempre Vai Rrouge!!!