Intervista con Enrico Ruggeri
Portocesareo (LE) 27/07/00

Qualche ora prima dell'inizio del concerto ho seguito Enrico al ristorante (d'accordo con Daniela Bartolozzi, infatti, i musicisti avevano deciso di cenare prima di suonare, per poi poter ripartire immediatamente alla fine) ed ho realizzato lì questa intervista. Ecco che cosa mi ha raccontato…

E' uscito da poco il tuo XIX disco, "L' uomo che vola", che contiene la sigla dell'83° Giro d' Italia, "Gimondi e il Cannibale". Come mai ti è venuto in mente di scrivere una canzone proprio sul ciclismo?
Mi sono trovato tra le mani questa musica che aveva scritto Luigi Schiavone. L' ho trovata molto bella, molto epica, e quindi volevo scrivere un testo altrettanto intenso su qualcosa di leggendario. Sono andato a pescare nella mia infanzia dove era riposta questa storia, vera, di questo campione che si chiamava Felice Gimondi, che vince molto ma si imbatte in uno più forte di lui, che si chiamava Mercks, che tutti chiamavano "il cannibale" perché vinceva sempre. Quindi è un po' anche la metafora della storia di Ettore che perde con Achille, Annibale che perde con Scipione, e quindi la consapevolezza che, a volte, nella vita, c'è qualcuno che da il meglio di se stesso, ma solo per arrivare secondo.

Il disco contiene anche una 'suite' di oltre quindici minuti, che si chiama "Le sette sorelle"…
In realtà sono i sette vizi capitali, le sette sorelle, e quindi la consapevolezza che oggi è cambiato molto il senso della morale, il senso del peccato. Io credo che all'Inferno ci andranno i grandi spacciatori di droga, i trafficanti di armi, quelli che, spostando magari dei miliardi con un computer, riducono un paese alla fame: saranno quelli che pagheranno, mentre invece un goloso o un lussurioso credo che verranno accolti con una pacca sulle spalle da San Pietro. Per cui, con questo ragionamento, ho iniziato a scrivere questa suite con molta ironia, insomma, quindi giocando sui sette vizi capitali. In realtà era un pretesto per dire anche altre cose sulla vita.

E c'è anche una canzone dedicata alle "ragazze di quarant'anni"…
Si, alle nuove donne, che si rimettono in discussione rispetto alle donne di una volta, che a quarant'anni avevano già il loro futuro abbastanza ben delineato. Oggi le donne a quarant'anni si sposano, si risposano, si separano, fanno figli, si innamorano, cambiano lavoro: insomma, sono un mondo in fermento, quindi è un bel territorio per scrivere delle canzoni.

Tu hai scritto molto sulle donne, soprattutto per altri (Mannoia, Bertè, Martini, Mina, Patty Pravo): come ti riesce così bene di parlare di un universo che, in fin dei conti, non ti appartiene?
Mah, non lo so, il fatto di aver passato la vita a correr dietro alle donne credo che mi abbia aiutato. E poi il fatto che, nella vita, bisogna anche saper ascoltare, e io sono uno che, oltre a parlare, ascolta, e quindi sente molto anche le tensioni, le problematiche degli altri universi, compreso l'universo femminile. Credo che questo poi mi sia servito quando volevo scriver delle canzoni.

Oltre ad essere un cantautore molto prolificuo sei anche il titolare di un'etichetta discografica, la MERAK MUSIC PRODUCTION, che vanta la produzione di artisti quali Luca Ghielmetti, Matì, Andrea Mirò, e che ha segnato tra l'altro il debutto discografico solista del tu chitarrista, Luigi Schiavone, nel lontano '92. Secondo te, quanto è importante aiutare le nuove voci?
E' importante perché credo sia giusto mettere la propria esperienza a vantaggio di quelli che ne hanno avuta meno, perché hanno avuto meno possibilità nella vita, oppure perché cominciano e hanno meno esperienza di chi, come me, purtroppo (purtroppo perché il tempo passa) fa dischi da vent'anni. Lo scopo della Merak non è sicuramente quello di sfornare il talento dell'estate, che venda 500.000 copie, ma è fare cose di grande qualità, e quindi con questo presupposto abbiamo fatto dei bei dischi. Adesso poi c'è un disco che sta andando anche molto bene dal punto di vista delle vendite, che è quello di Andrea Mirò, però lo scopo principale è quello: cercare di dare dignità alla musica italiana e dare il nostro contributo in questo senso.

E sta per uscire anche il tuo IV libro, "Piccoli Mostri", per la Feltrinelli, tratto dal quale il "Corriere della sera" sta in questi giorni pubblicando a puntate il racconto "Scontri d'Italia". Come nasce l'idea di scrivere, e che cosa ti spinge a farlo?
Nasce dal fatto che molto spesso una canzone si muove su binari molto ristretti: dura tre minuti, quattro minuti, c'ha la strofa, l'inciso, la cassa fa il battere, il rullante fa il levare… cioè, è cinquant'anni che la canzone si muove sempre sullo stesso schema. A volte succede che hai delle cose da dire e non riesci a comprimerle nella formula canzone; dunque è inevitabile dilatare la parte letteraria e finisci poi per scrivere dei racconti.

Esistono anche molti siti Internet dedicati a te: hai il tuo sito ufficiale all'indirizzo www.merak.it, poi ci sono chat line e mailing lists autogestite dai fans "telematici"…
Beh, non è erotica, la chat line, però… (ride). Sicuramente sono molto seguito dal mondo telematico. E' un modo comunque per essere più vicini, per parlarsi, per dirsi le cose in pochi secondi… Certo la lettera aveva il suo fascino, però non si può fermare il progresso, quindi è anche bello magari (io il mese scorso ho suonato in Canada) tornare a casa e già trovare le e-mail di quelli che mi avevano visto in Canada. Il mondo è più vicino, comunque.

Qual è il tuo rapporto con la tecnologia, a questo punto?
Scettico, però come dicevo prima ne vedo anche dei vantaggi. Certo, rischiamo di andare incontro ad un mondo in cui uno parla con uno di Melbourne tutta la notte, poi esce di casa e non saluta il vicino di pianerottolo, quindi internet rischia di allontanare quelli vicini e di avvicinare quelli lontani. Però siamo ancora agli inizi, quindi è presto ancora per dire quali saranno gli sviluppi della tecnologia riguardo a internet.

Oltre ad essere un cantautore e uno scrittore di successo sei anche membro attivo della Nazionale Italiana Cantanti (www.nazionalecantanti.it)…
Si, mi piace molto, gioco ormai da sedici anni, ho la possibilità di mettere anche lì la fortuna che ho avuto nella vita a vantaggio di quelli che sono stati meno fortunati, ed ho l'opportunità di fare uno sport di gruppo, che è molto importante.

Dopo tutto questo, hai ancora sogni nel cassetto da realizzare?
Si, trovarmi qui tra vent'anni prima di un concerto e fare un'altra intervista, cioè continuare questo mestiere divertendomi come ho fatto in questi vent'anni. Già è difficile fare musica per vent'anni a buoni livelli, adesso sto sognando di farne per altri venti, quindi arriverei a quaranta, e non sarebbe male!



A cura di Maria Cristina Lenti

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