INTERVISTA AD ENRICO REALIZZATA A RECANATI


Ecco l'intervista. E'stata realizzata prima delle prove pomeridiane di martedì ed Enrico si è dimostrato gentilissimo.  Dobbiamo dire un "grazie davvero di cuore" allo staff della Merak, in modo particolare a Silvio Crippa e Daniela Bartolozzi che sono stati veramente molto disponibili nei nostri confronti.. Speriamo che le domande che abbiamo fatto siano intelligenti......

P.S. Enrico ha suggerito a Gino di schiacciare il tasto "rec" del registratore perchè lui nella foga..... aveva premuto solo il Play!!!! 

Noi abbiamo una chat nel sito e ci incontriamo praticamente tutte le sere a parlare di Te. Volevamo sapere cosa ne pensi di questa cosa

-        E’ carino, io spesso mi diverto ad andare a curiosare nel  nostro sito; da un lato ti sembra un po’ di origliare: comunque ascolti le cose che si dicono parlando di te. Però carinamente in fondo è divertente.

Saremmo curiosi di sapere se qualche volta sei riuscito ad "ingannarci" cioè a scrivere canzoni che sembravano in terza persona e in fondo erano autobiografiche.

-        Non è un inganno, è un vezzo stilistico, anzi molto spesso uso la terza persona su argomenti più personali e vado quasi sempre con la prima persona quando sto descrivendo: vedi portiere di Notte, Trans, Lettera dal Fronte cioè cose che palesemente non possono essere autobiografiche, lì uso la prima  persona perché cerco di teatralizzare.

Hai iniziato la tua carriera parlando delle donne come "gruppi organizzati di guerrieri da cattura" in “Fuoco sui Giocattoli”, per poi vederle "dolcemente complicate, sempre più emozionate"in “Quello che le donne non dicono”  e piene di temperamento quando vogliono l'amore. Adesso, nel brano “Le ragazze di 40 anni”, le descrivi con immagini ancora diverse e più tristi come la femminilità che sogna addormentata. E' veramente mutato il tuo modo di vedere l'altro sesso?

-        Ma probabilmente sono cambiato io, credo sia nell’ordine naturale delle cose che quando sei giovane hai un atteggiamento un pochino nevrotizzato nei confronti dell’altro sesso poi piano piano scopri, prima di tutto che alcuni difetti che sembravano dell’altra persona erano tuoi, e che comunque le possibilità di dialogo sono superiori a quelle che ti apparivano quando avevi 18 – 20 anni.

Un'altra domanda è sull’uomo che vola; l’uomo che vola per alcuni versi richiama a Peter Pan però quella forza interiore sembra vista dall’esterno: è sfumata l’immagine del bambino che hai dentro e ne senti la mancanza?

 

-        No è semplicemente un’altra canzone: l’uomo che vola è un sogno surreale, che penso ognuno di noi ha fatto almeno una volta nella vita, di volare non a 500m di altezza ma a 6 metri.

Com'è cambiato il tuo modo di scrivere canzoni dagli inizi ad ora?

-        Non so, probabilmente dovreste rispondere forse più voi che io a questa domanda. Cambiando io come persona vedo le cose da angolazioni diverse.  L’approccio tecnico è esattamente il medesimo, sia quando le scrivo io, sia quando le scrive Luigi, il modo di lavorare tecnicamente è lo stesso… è chiaro che crescendo uno cambia il modo di vedere le cose.

A livello di curiosità statistica: c’è qualche canzone che ha lasciato il segno magari anche per aneddoti divertenti legati alla realizzazione o perché era una canzone che senti che se  non l’avessi scritta sarebbe mancato qualcosa?

-        In realtà tutte le canzoni che ho fatto per me hanno valore: le ricordo tutte allo stesso modo perché erano lo specchio di quello che ero in quel momento, per cui, in realtà, la spaccatura è tra le canzoni che sono diventate famose e quelle altre che non lo sono diventate: (secondo me “l’orizzonte di una donna sola” era bella più di “non piango più”, “post scriptum” era più bella di “mistero” o  per paragonare a canzoni dello stesso album, “lettera dal Fronte” era più bella de “La signora del tempo che vola” e cosi via…) da un lato hai un po’ di risentimento per le canzoni che sono diventate così famose rispetto ad altre che non lo sono diventate e dall’altro, però, sono proprio quelle canzoni che ti permettono di stabilire un ponte con la gente; è anche vero che inizi a cantare “il mare d’inverno” e il pubblico che viene a vederti, e che al 98% è composto da persone che vengono ai concerti  una volta ogni tre anni o una volta all’anno (magari non i Fans che conoscono tutto e che magari una sera invece di sentire  “il mare d’inverno”  preferirebbero sentire “Sempre giù” o non so dico per dire “sono proprio un  infantile”), ama sopratutto le canzoni più famose; inizi e dici “il mare d’inverno….” e vedi la gioia negli occhi della gente: questo ti riconcilia con quelle canzoni.

 

Abbiamo scoperto tra le altre cose che ci sono tantissimi siti internet a te dedicati. …

-        Ormai ci sono tantissimi siti internet dedicati a qualsiasi cosa….

E' vero, ma ti comunico con piacere che nel panorama della musica leggera italiana hai dimostrato di avere fans che hanno pensato subito di omaggiarti in questo modo:: che effetto ti fa sapere che tra questi c’è anche gente giovanissima?

-        E’ una grande soddisfazione: al di là di sapere che ci sono persone quasi mie coetanee che sono cresciute di pari passo con le cose che ho scritto è bello anche trovare il ragazzo di 20 anni che viene al concerto e che canta “contessa” che è stata scritta quando lui non era nato…

Tra tour estivo (più confusionario, ma con più contatto umano) e quello teatrale (più intimità ma un pubblico di affezionati) quale preferisci?

E’ dura! Hanno senso di esistere l’uno perché c’è l’altro; sono due cose diverse: l’approccio, il modo di stare insieme, di salire sul palco; la concentrazione è diversa nel senso che d’estate hai un tipo di concentrazione e d’inverno ne hai un’altra; le facce gli occhi della gente: è tutto diverso. Proprio per quello, quando stai finendo il tour teatrale dici  “beh però non vedo l’ora di fare concerti all’aperto” e viceversa, quando sei all’aperto dopo un po’ hai voglia del teatro….

 

Una volta Oscar Wilde disse che esistono due drammi nella vita: uno è non ottenere quello che si vuole, l’altro è ottenerlo; tu tante delle cose che volevi le hai ottenute, è un dramma ottenere quello che si vuole?

-Oscar Wilde era un paradossale: il dramma è che la vita è difficile, “è un mondo difficile” direbbe Tonino Carotone! Per cui in realtà il problema è che le cose che vuoi ottenere  anche quando le ottieni poi ti accorgi che comunque la felicità passa da altre strade.

 

 

inter_w.jpg (21898 byte)

inter2_w.jpg (19436 byte)

 

 

 

 

 

 

 

INDIETRO