Intervista con Andrea
Mirò
Portocesareo (LE) 27/07/00
Sono riuscita a intervistare Roberta nel backstage del concerto, durante la prima parte,
prima che salisse sul palco per cantare i suoi pezzi. E' stata molto gentile e
disponibile, ed ecco cosa mi ha raccontato
Siamo qui a Portocesareo con Andrea Mirò, guest star nel "Cannibale tour" di
Enrico Ruggeri. Come va, tutto bene?
Tutto bene. Siamo qui dietro, spero anche si senta il sottofondo del concerto che
Enrico ha iniziato poco fa
Io salirò sul palco tra qualche pezzo: faccio tre brani
tratti dal mio ultimo album, tra cui anche "La canzone del perdono", che ho
eseguito a San Remo, e
niente, son contenta di essere qui. Io sono stata qui a
Portocesareo con Ron, due anni fa, per cui conoscevo la zona, e al di là del fatto che è
una bellissima zona mi piacerebbe avere il tempo di rimanerci per fare un bagno, ma mi sa
che non avremo il tempo
Quindi tu hai fatto molta gavetta collaborando con grandi artisti del calibro di Ron,
Mango, se non sbaglio
Mango ha avuto la bontà insieme al fratello di scrivermi un pezzo ai miei esordi.
Armando mi ha dato un pezzo che si intitola "Non è segreto", che è compreso
nell'album che contiene anche il pezzo che portai a San Remo, "Notte di
Praga"
Sto parlando di più di dieci anni fa: ero veramente una ragazzina, e da
allora ho iniziato questa carriera, però un po' in sordina, perché non mi piaceva avere
una parte come interprete, mi interessava scrivere i miei pezzi. Quindi ho aspettato, ho
fatto un po' di gavetta sul palco con dei grandi artisti, perché questi sono sempre
quelli che ti insegnano qualcosa; ho imparato l'"arte messa da parte", come si
dice, e quando mi son sentita pronta e ho avuto i miei pezzi ho deciso che forse era
venuto il momento.
Tu sei tornata sulla scena musicale con "Il centro dei pensieri" a febbraio e
sei tornata a San remo dopo un bel po' di tempo. Cosa ti è sembrato dell'ambiente,
soprattutto?
E' cambiato molto, non tanto San Remo, perché rimane comunque una grande vetrina, ed
è importante, soprattutto per un giovane, avere l'opportunità di salire su quel palco,
perché la gente durante quel mese non vede e non ascolta nient'altro; C'è quindi questa
attenzione fortissima nei confronti di San Remo. E' cambiato molto, soprattutto dal punto
di vista dei media, perché io mi ricordo di avere fatto, quando ci sono andata la prima
volta, molte interviste telefoniche, in diretta, per radio e giornali, ma tutto finiva
lì. Quest'anno abbiamo iniziato a fare le interviste su internet. C'erano parecchie TV
che allora non c'erano, rubriche in TV, sulle TV private, eccetera. C'era uno spazio
enorme, in qualsiasi palinsesto della Rai, di Canale5, di Rete4, le radio sono
moltiplicate
E' stato completamente diverso. Ed è stata molto diversa anche
l'emozione, perché io mi sono trovata ad essere a San Remo con una canzone mia, ed era la
cosa che più di tutto volevo; è stato anche bellissimo perché la prima serata la giuria
popolare mi ha votata prima, ed era la cosa che mi interessava di più, al di là di tutte
le altre giurie: come tu saprai è la gente che ti segue, che ti rimane fedele, che compra
i tuoi dischi, che ti vuole bene. Era la cosa fondamentale, quella che mi interessava di
più, andando a San Remo, e l'ho ottenuta, per cui, meglio di così!
Il tuo disco è stato realizzato con la collaborazione di Luigi Schiavone, autore della
title track del disco, "Il centro dei pensieri", e di Enrico Ruggeri
Si, Gigi mi ha dato un suo pezzo, ma si parla della parte musicale. Tutti gli altri
pezzi sono miei e i testi sono stati stesi da Enrico Ruggeri. Abbiamo deciso il tema di
ogni pezzo, sotto la mia guida, e poi lui, che non ha problemi sotto questo punto di vista
perché è un autore formidabile, specialmente per le donne, mi ha scritto dei testi
meravigliosi. E' un lavoro di team, perché, più o meno, quasi tutte le persone che sono
qui al concerto stasera hanno lavorato all'abum, e fanno parte di questa grande famiglia,
che è la Merak, dove appunto Enrico lavora.
Quali sono i tuoi miti musicali, e in che misura sei stata influenzata da essi, nello
scrivere tutte le musiche delle canzoni del tuo album?
Non è facile, perché ho ascoltato sempre tanti tipi di musica. Sono partita dalla
musica classica, perché suonavo il violino; poi ho iniziato ad ascoltare musica pop e da
subito mi sono innamorata dei Beatles, anche se non riguardavano la mia generazione,
perché mi piaceva la complessità dei loro pezzi. Diciamo che, in generale, non ho un
idolo particolare. Ho seguito molto la musica anglosassone, quindi come formazione mia
personale reputo che il filone sia quello, molto meno blues, molto più rock e molto rock
inglese. Poi ci sono le dovute eccezioni: io adoro Joni Mitchell, che non è per niente
inglese
ma, insomma, sono eccezioni. Mi hanno influenzato molto, perché proprio
quello è il filone che io intendevo intraprendere, in italiano, ovviamente, perché qui
si è in Italia; però anche un po' il mio modo di scrivere segue una certa linea, che è
molto simile a quel genere di musica lì. Parlo dei Beatles in particolare perché credo
che ci siano talmente tanti tipi di musica, di forme musicali che loro hanno toccato che
attingere è talmente facile che sarebbe una pazzia non farlo.
Il mondo musicale è oggi letteralmente devastato dalla presenza imponente di teenagers
scatenati che, tante volte, sono capaci solo di muovere passi di danza, non sono nemmeno
tanto intonati e non sanno leggere una nota. Tu cosa ne pensi?
E' una cosa che comunque fa parte di una serie di problematiche sociali. Potremmo
parlare non solo di musica, qui: si potrebbe parlare, che ne so, dell'economia, di
politica, di costume, di tutto quello che vuoi. E' un momento in cui è tutto molto
precario, superficiale
Soprattutto si tende a commercializzare
Certo, il commercio è la parola chiave di questo millennio. Per me è una bruttissima
parola, come per tanti altri, specialmente se si parla di musica, e fino a poco tempo fa
la musica era un'arte. Non credo si possa ridurre un'arte a un costo, o a un tabulato per
vedere se questo è più bravo, ha venduto di più
E' tutta una questione di numeri.
Non amo molto i numeri, io, per cui cerco di andare dritta per la mia strada. Credo che
comunque è anche vero che oggi ci sono molti spazi, molti più di una volta
è
molto difficile, bisogna andare avanti col coltello tra i denti e farsi largo in mezzo
alla giungla, ma non impossibile, specialmente se ci credi, se ti piace il tuo lavoro e se
hai delle cose da dire e da dare. Credo di essere partita bene, staremo a vedere!
A cura di Maria Cristina Lenti
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