Reportages Concerto di Genova del 13 Novembre (by Gianmarco)
Genova 13 Novembre 2000. Ore 21.15. Si apre il "Sipario". Accordi di pianoforte.
Seduto al piano un uomo, che si sta specchiando nella sua Arte: l'immagine riflessa è
però lì, davanti ai nostri occhi, per noi "che siamo pubblico ed attori". Il
nuovo tour teatrale parte così. L'emozione è palpabile per tutti. I musicisti sembrano
statue di cera, si muovono impercettibilmente, ma si fanno sentire. Inizia "Il mondo
non ha età" e si intuisce che i protagonisti della serata diventeranno proprio i
nuovi strumentisti Alberto Guareschi (contrabbasso) e Davide Brambilla (fisarmonica e
tromba). Enrico si alza, ed inizia a parlare con il pubblico... in un attimo la tensione
sembra stemperarsi... si susseguono una serie di canzoni "storiche", che
traggono nuova linfa dalla nuova composizione della band. Lo stesso Enrico ammetterà più
tardi che proprio la presenza dei due nuovi è stato uno "stimolo costante" per
tutti i 40 giorni di prove. Ecco così arrivare "Rien ne va plus" (da brivido),
"Con la memoria", "Bratiska", "Marta che parla con Dio", in
un crescendo di emozioni e di intensità. Enrico "racconta" le sue canzoni come
solo lui sa fare, la "band" gli fornisce un tappeto sonoro di qualità.
L'impressione è che Luigi Schiavone venga un po' sacrificato, in parte dalla scelta della
scaletta, in parte dal fatto che molti dei suoi assoli nei pezzi "classici"
vengano ora eseguiti dal trombettista: sono la splendida esecuzione acustica di "Il
Giudizio Universale" e quella distorta di "Vola via" a riportarlo nella
giusta dimensione. Scivolano via gli altri monumenti del repertorio ruggeriano "Il
mare d'inverno", "Quello che le donne..:", "Prima del temporale",
"I dubbi dell'amore"... non mancano però alcune chicche come "La
bandiera" o "Certe donne", non a caso tratte da "Enrico VIII", il
disco che più si avvicina alle sonorità proposte in questo tour teatrale. Il saluto
magistrale con "Arrivederci" non scompone più di tanto la platea, che è già
pronta ai bis. Si incomincia con "Ti avrò" per arrivare ad una spettacolare e
(forse) inaspettata "Ulisse", molto trascinante con il pubblico che si alza in
piedi e tiene il tempo battendo le mani. E' solo un assaggio dell'apoteosi finale affidata
a "Nino no" e alla solita "Contessa", riproposta in un arrangiamento
dove la fisarmonica la fa da padrone. Il lungo applauso finale testimonia l'ottima
riuscita dello spettacolo: la sensazione conclusiva è di aver forse ascoltato qualcosa di
irripetibile, o forse di aver visto solo l'inizio di una nuova era per il nostro
cantautore, che potrebbe avere definitivamente smesso i panni del "rocker", per
affidarsi completamente all'intensità e all'intimità delle sue poesie vestite da
canzoni.