LA PAGINA DI STEFANO

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Perchè amo le canzoni di Enrico ( di Stefano )

"partono da quì tutte le macchine che stanno andando via, incontro alla città ..."

Se proprio dovessi scegliere una frase tra i testi di Ruggeri per definirmi penso finirei con lo scegliere proprio questa canzone (Giorni randagi) e proprio quelle parole.

Sono nato in quello strano anno che in Italia fu il ‘69, anno di conquiste tecnologiche (l’allunaggio su tutte) e di tensioni sociali. Abito in un piccolo paese della provincia di Varese, noto soprattutto per essere stato a lungo detentore di un record non certo invidiabile: avevamo la più grande discarica d’Europa. Bel vanto, non c’è che dire!

Come tutti ho vissuto i lati positivi e negativi della provincia, e proprio non posso fare a meno di riconoscermi in moltissimi testi del grande RROUGE, come appunto "Giorni randagi".

Ma non è solo per questo che amo le sue canzoni. Il fatto è che, oltre a riconoscermi in esse, quelle stesse canzoni sono belle, piacevoli, si ascoltano bene e si lasciano cantare. E non è poco!

Quanti testi "impegnati", forti, importanti di altri cantautori stridono però all’orecchio di chi li ascolta, e sì, certo, piacciono, ma ... ma non troppo, non tanto da sentirli centinaia di volte senza stancarsi mai. Con le canzoni di Enrico questo non accade, e sicuramente c’è un perché.

Forse questo perché l’ho scoperto qualche tempo fa, ascoltando una sua intervista rilasciata per un programma RAI prima di un concerto tenuto a Legnano (concerto al quale ero naturalmente presente). In quell’occasione Enrico spiegò come nascono i suoi testi, soprattutto come riesce a bilanciare testo scritto e musica. Ho così scoperto che una volta composta e musicata la canzone, lui la canta in quello che ha definito "inglese maccheronico", così da distogliere l’attenzione dalle parole e verificare che la sonorità non diventi schiava del testo. Credo sia questo il segreto (di Pulcinella, peraltro), che gli permette di scrivere canzoni che dicono e trasmettono molto, ma sono anche belle e godibili all’ascolto. Questo, ed ovviamente (ma lo davo per scontato) il suo immenso talento.

E poi c’è il "fattore umano". Chi ha "partecipato" ai concerti di Ruggeri ben lo sa. Ho scritto partecipato (e l’ho virgolettato), perché ai concerti del grande Enrico non si assiste, si diventa parte integrante, si partecipa appunto. E non solo dei concerti, perché molti possono testimoniare anche della cordialità di Enrico (e della band) nel dopo concerto.

Per chiudere vorrei usare ancora qualche frase da un testo di una canzone di Ruggeri. Non credo ci sia bisogno di scriverne il titolo ...

"Portami via

voglia di consumare tienimi via

chi non mi sa capire guardi la scia

delle mie navi leggere

fammi bere al giorno che verrà

e alle carezze passeggere" ...

perché la vita è un po’ come la storia di Ulisse, sempre in viaggio alla ricerca di un’isola perduta. E chi non sa vivere le gioie dell’istante, si accontenti di guardare la scia delle navi leggere ... ma difficilmente amerà ascoltare le canzoni di Enrico Ruggeri!

 

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